San Vito dei Normanni

San Vito dei Normanni - Piazza
San Vito dei Normanni - Piazza


San Vito dei Normanni (Santu Vitu in dialetto brindisino) è un comune italiano di 19.501 abitanti della provincia di Brindisi.

Si trova nel Salento settentrionale, a 9 km dalla costa adriatica. Gli abitanti si chiamano sanvitesi (santuvitisi in dialetto).

Con un valore aggiunto procapite di 11.482 di euro nel 2009 San Vito è al 150º posto tra i comuni della Puglia e 9º nella provincia.

Frazioni: Conforto, Favorita, San Giacomo, San Vito Scalo.

 

Territorio

Posizione del comune di San Vito dei Normanni nella provincia di Brindisi
Posizione del comune di San Vito dei Normanni nella provincia di Brindisi

Il comune sorge nella parte nord-orientale della pianura salentina, non distante dalla valle d'Itria. La morfologia del territorio è pianeggiante, solo leggermente ondulata al confine con i comuni di Carovigno e Ostuni.

È situato a 9 km dalla costa adriatica, l'approdo più vicino è lido Specchiolla, storica residenza marina dei sanvitesi. Inoltre San Vito dista 5 km dal centro visite del parco di terra e di mare di Torre Guaceto, sito in Serranova, 9 km dalla spiaggia della riserva naturale, raggiungibile a piedi o in bicicletta, (punta Pennagrossa), e a 12 km dalla torre sul mare che dà il nome all'area protetta. Il mar Ionio si trova invece a circa 45 km.

La sua altitudine è intorno ai 100 m s.l.m. precisamente tra 57 e 146 metri. Il punto più alto del centro urbano si trova nella contrada Castello d'Alceste, 119 m s.l.m.

 

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Cenni storici

Le origini del nome

Il toponimo di San Vito dei Normanni, secondo molti storici, deriva dal fatto che gli Schiavoni o Slavoni, per scampare alle persecuzioni dei Saraceni, cercarono fortuna sull'opposta costa dell'Adriatico, decidendo di stanziarsi sul finire del 963 nei fertili territori pugliesi. Fondarono così col nome "Castri Sancti Viti" la città in onore di San Vito martire il quale, probabilmente, ebbe anch'egli origine slave. Da allora la città venne chiamata semplicemente Santo Vito, San Vito degli Schiavoni (poi abbreviato in degli Schiavi) o anche San Vito in Terra d'Otranto

 

Dopo l'Unità d'Italia, per voto municipale del 27 ottobre 1862, seguito e approvato dal R. D. del 13 dicembre 1863, San Vito degli Schiavi assunse l'attuale denominazione: San Vito dei Normanni, in onore di colui che viene considerato il fondatore del borgo medioevale, Boemondo d'Altavilla (1050-1111), figlio di Roberto il Guiscardo. 

 

Emblema dello stemma

Stemma di San Vito dei Normanni
Stemma di San Vito dei Normanni

Lo stemma di San Vito dei Normanni raffigura un cane argentato che passa davanti ad una torre lucente. L’animale ha in bocca un ramoscello d’olivo, simbolo di pace. La torre rappresenta la prima struttura costruita nel borgo medioevale. Il ramoscello d'ulivo, invece, allude non soltanto al fatto che San Vito è stata dichiarata "città della pace", ma rappresenta anche quella risorsa più preziosa e importante per l'economia brindisina: l'olio. 

 

Le origini e la storia

Lo stemma della famiglia Altavilla
Lo stemma della famiglia Altavilla

L'origine di San Vito è controversa. Reperti archeologici con i resti di trenta sepolture e varie ceramiche datate 1800 a.C. - 1700 a.C. in località Mondescine, attesterebbero che la zona era abitata già durante l'età del bronzo. Inoltre, recentemente sono stati ritrovati insediamenti preistorici (XVIII- IV secolo a.C.) nelle contrade Castello e Paretone.

Il borgo del centro invece risale al Medioevo (fine del X secolo) presumibilmente ad opera di una colonia di Schiavoni o Slavoni (emigrati dalla Slavonia, regione orientale della Croazia) scampata alle persecuzioni dei Saraceni, i quali decisero di stanziarsi nei fertili territori di San Vito fondando “Castri Sancti Viti”.

Altri studiosi ritengono che la città sia stata fondata dal normanno Boemondo d'Altavilla (1050-1111 d.c.), figlio di Roberto il Guiscardo, il quale, per assecondare il suo amore per la caccia, ordinò la costruzione della torre quadrata, ancora oggi esistente.

Il piccolo borgo originario si accrebbe sul finire del Medioevo quando la torre normanna garantiva la sicurezza e molti coloni da casali vicini si trasferirono a San Vito per sottrarsi ai continui attacchi dei Saraceni. Questa relativa tranquillità diede anche l'opportunità ai Sanvitesi di sviluppare i traffici commerciali e dominare sul territorio circostante. Fu solo nel XV secolo che l'antico casale venne organizzato a Comune, anche se continuò l'organizzazione feudale e l'asservimento regio. Il comune appartenne agli Altavilla, successivamente ai Sambiase, poi a Raimondo Orsini Del Balzo e quindi ai Dentice di Frasso.

Dal XV secolo in poi il paese cominciò ad ingrandirsi, occupando man mano le zone circostanti, estendendosi verso nord e verso est. Nel 1484 fu saccheggiata dai Veneziani. Nel 1571, durante le Crociate, un manipolo di Sanvitesi prese parte alla battaglia di Lepanto contro l'Impero ottomano; al ritorno in patria in onore della vittoria conquistata, venne costruita la chiesa Matrice, per poi dedicarla quindi alla Madonna della Vittoria. Nel 1799 la popolazione aderì agli ideali della Repubblica Napoletana; nel corso dell'Ottocento la città fu sede di vari circoli aderenti alla carboneria.

Durante il Ventennio fascista conobbe un notevole sviluppo urbanistico: furono edificati molti importanti edifici come la scuola elementare I Circolo con la pineta cittadina, la sede del Municipio, e il palazzo delle Poste italiane. Nel 1927 venne istituita la provincia di Brindisi nella quale rientra San Vito. Nel 1943 ospitò re Vittorio Emanuele III il quale cercava di sfuggire agli eventi di Liberazione, ripiegando a Brindisi con il governo del maresciallo Pietro Badoglio. Nei primi anni sessanta L'industria petrolchimica che si aggiungeva alle imprese meccaniche e aeronavali di Brindisi hanno assorbito molti lavoratori sanvitesi, trasferendoli dal lavoro nei campi alla catena di montaggio.

L'apertura della San Vito Air Station in un punto strategicamente nevralgico durante la Guerra Fredda, poi ridimensionata e chiusa con la caduta del muro di Berlino, ha contemporaneamente creato lavoro tra i locali e accolto migliaia di lavoratori americani.

Oggi San Vito conosce un processo di terziarizzazione dell'economia e punta sullo sviluppo e la commercializzazione di prodotti locali di qualità, nonché usare le risorse del territorio per sviluppare il turismo.

 

Personaggi illustri

Fra' Giacomo da San Vito (San Vito dei Normanni, tra il 1608 e il 1614 – Napoli, 1667) è un pittore.

 

Leonardo Ortensio Salvatore de Leo (San Vito dei Normanni, 5 agosto 1694 – Napoli, 31 ottobre 1744) è un compositore. È fra i grandi nomi della Scuola musicale napoletana.

 

Vito Giovanni Vincenzo Buonsanto o Buonsanti (San Vito dei Normanni, 22 giugno 1762 – Napoli, 22 maggio 1850) è un letterato, filosofo e accademico pontaniano.

 

Vito Donato Epifani (San Vito dei Normanni, 23 giugno 1848 – San Vito dei Normanni, 15 agosto 1922) è un patriota, giurista e scrittore.

 

Giuseppe Giovanni Luigi Maria Enrico Lanza del Vasto (San Vito dei Normanni, 29 settembre 1901 – Elche de la Sierra, 5 gennaio 1981) è un filosofo, poeta, scrittore, saggista, pittore, scultore e musicista.

 

Feste e tradizioni locali

FESTE PATRONALI
Festa patronale Vito Martire e Vincenzo Ferreri
Luglio
Il secondo week-end di luglio tutta la città è in festa in onore dei Santi Patroni Vito Martire e Vincenzo Ferreri. Nel centro storico sono organizzati concerti, luminarie, sfilate delle bande musicali, fuochi pirotecnici, sagre; nella zona del campo sportivo oltre a numerosi stand e gazebo, vi sono le giostre.

Festa San Vito Martire
15 giugno
Festa liturgica di San Vito Martire, messa solenne e processione con la statua d'argento del Santo.

SAGRE
Sagra di Ferragosto
Agosto
Assaggio ed esposizione di prodotti locali e concerto e danze in piazza con la pizzica.

Sagra del Maiale
Ottobre
Ha luogo generalmente nella terza domenica di ottobre quando, per tradizione, si festeggia il patrocinio di San Vincenzo sulla città. In onore di questo Santo, infatti, si uccideva il maiale allevato nei mesi estivi al ritorno dalla campagna. La festa di san Vincenzo segnava, infatti, la fine ufficiale dell'estate e il ritorno alla vita cittadina consueta.

EVENTI
Focara dell'Epifania
6 gennaio
Nella piazza antistante la Basilica, viene realizzato un grande fuoco e contemporaneamente sono organizzati concerti dal vivo.

Carnevale a San Vito
Febbraio
"Farfugghji", sfilata dei carri allegorici organizzata dall'associazione culturale Arcobaleno che, con una sfilata, parte dal Campo Sportivo e, dopo aver percorso le principali vie cittadine, giunge in piazza Leonardo Leo. Farfugghji è un nome eccentrico e ammiccante, intraducibile sul piano letterario e deriva da un'espressione dialettale che richiama oggetti di poco conto, messi insieme quasi alla rinfusa.

Il palio
Estate
Agli inizi dell'estate prende il via la competizione tra le squadre dei vari rioni cittadini che si sfidano con partite di calcio, pallavolo, corsa con i sacchi, tiro alla fune ed anche una corsa su strada.

Salento finibus terrae festival
Estate
Rassegna cinematografica di cortometraggi organizzata durante l'estate. Il Festival, di levatura internazionale e originale nel suo genere, è suddiviso in sezioni: cortometraggi locali, nazionali e internazionali.

Barocco Festival
Estate
Concerti e incontri inerenti alla musica barocca in onore del compositore Leonardo Leo con l'obiettivo di recuperare la memoria del Maestro compositore.

Il "Ballo di San Vito"
Estate
Manifestazione musicale che ripercorre la tradizione della Taranta sanvitese.

Rezzica
Agosto
A metà agosto, nel centro storico di San Vito, stornelli, balli, sketches, immagini, prodotti tipici. Tutto il repertorio della tradizione celebra la rezza sanvitese.

Natale
Dicembre
Il presepe vivente presso le grotte di San Biagio inscena la Natività nel suggestivo scenario del santuario bizantino, in serata vengono gustate le pettole, ed altre tipiche leccornie.

TRADIZIONI
Il tarantismo a San Vito
Il culto del tarantismo mescola tradizioni pagane e cristiane in passato si credeva, infatti, che le donne che mostravano forme di isteria, fossero contaminate dalle punture di tarantola. L'unico rimedio conosciuto era quello di ballare ininterrottamente per giorni, in modo che il veleno non facesse effetto.

Attraverso la musica e la danza era, quindi, possibile dare guarigione ai tarantati, realizzando un vero e proprio esorcismo a carattere musicale. Ogni volta che un tarantato esibiva i sintomi associati al tarantismo, i suonatori di tamburello, violino, mandolino, chitarra e organetto si recavano nell'abitazione del tarantato e cominciavano a suonare la pizzica, musica dal ritmo sfrenato. A questo punto il tarantato cominciava a danzare e cantare per lunghe ore sino allo sfinimento. La credenza voleva, infatti, che mentre si consumavano le proprie energie nella danza, anche la taranta si consumasse e soffrisse sino ad essere annientata. La particolarità sanvitese è che si credeva che il tarantato o la tarantata riuscisse a guarire dalla crisi se il ballo si poteva svolgere in acqua (taranta d'acqua).

Alla leggenda popolare può essere in realtà legata anche una spiegazione strettamente scientifica: il ballo convulso, accelerando il battito cardiaco, favorisce l'eliminazione del veleno e contribuisce ad alleviare il dolore provocato dal morso del ragno e di simili insetti. Non è quindi da escludere che il ballo venisse utilizzato originariamente come vero e proprio rimedio medico, a cui solo in seguito sono stati aggiunti connotati religiosi ed esoterici.

San Vito conserva una notevole tradizione di pizzica che, a differenza di quella leccese, si presenta scevra da riferimenti cristiani e con un repertorio terapeutico-musicale riscontrabile solo in questo comune. Si pensi che negli anni cinquanta si potevano contare almeno una trentina di suonatori coinvolti nella cura, di cui una decina costantemente coinvolti nel periodo "epidemico", mentre altri vi si aggiungevano in caso particolari, o se i tarantati erano particolarmente numerosi.

CURIOSITA'
Le rezze
Il turista che visita San Vito per la prima volta, viene sicuramente incuriosito e colpito dalle Rezze (da Rètia in latino, rete), sorta di tenda posizionata davanti all'uscio di quasi tutte le case per proteggere lo stesso dai forti raggi del sole, ma anche dalle intemperie invernali. La "rezza" è composta da targhette sottili di legno poste orizzontalmente e parallele l'una all'altra, lasciando solo pochi millimetri di spazio.

Le rezze, possono essere di diversi colori: viola, verde, giallo, marrone e beige.

La tradizione sanvitese usa l'espressione "Vecchia cretu la rezza" (donna anziana dietro la rezza) per esprimere la volontà di vedere, anzi spiare, senza essere visti.

La 'nciuria
La 'nciuria è quel soprannome che ha una valenza di scherno e che viene dato agli abitanti di una qualsiasi cittadina salentina dagli abitanti dei comuni vicini.

Il soprannome dei sanvitesi è "mulacchiuni", cioè "grandi muli". Il motivo della 'nciuria dipenderebbe dal fatto che i sanvitesi hanno un atteggiamento poco aperto alle differenze, alle novità e alle idee del prossimo. Essi tendono, quindi, a rimanere sulle proprie idee anche negando l'evidenza. Come i muli, infatti, il sanvitese avrebbe i paraocchi che fanno guardare solo avanti, senza altre sfumature o punti di vista.

MERCATO INFRASETTIMANALE
Il lunedì.

 

Masserie

Masseria Campi

Masseria Campi
Masseria Campi

 

La Masseria Campi, nell'omonima contrada rurale, dista circa 3 km dal centro di San Vito dei Normanni, 15 km da Ostuni e 9 km dall'oasi naturale costiera di Torre Guaceto. Nata come masseria mista, ma orientata prevalentemente all'allevamento, difesa da un circuito di mura di cui rimane qualche traccia, nel secolo XVIII è stata anche residenza estiva di un nobile spagnolo. Ristrutturata, svolge oggi funzioni di azienda agrituristica.

 

Masseria Incantalupi

Masseria Incantalupi
Masseria Incantalupi

 

In un territorio ricco di memorie, qualche chilometro ad est degli avanzi di un muro megalitico detto “paritone dei greci” o “limitone”, che si vuole segnasse nel secolo VIII il limite della dominazione bizantina in Terra d’Otranto, nei pressi di interessanti chiese – grotte basiliane (Belvedere, S. Biagio, S. Giovanni) e a breve distanza dalla masseria Campi Distrutta, che ricorda il casale medievale di campi Longobardi, si erge la Masseria Incantalupi.

Il nome, secondo l’ipotesi che trova più credito, è da attribuirsi al fascino particolare del posto: spazi che confinano con l’orizzonte, cieli perennemente cangianti in mille altri, quiete e fervore di vita, silenzi luminosi violati da suoni ancestrali, richiami di armenti, tubare di colombi, frinire di cicale, latrare di cani, nitrire di cavalli, frusciare di biade accompagnano i lievi profumi del mare, i forti odori del mentastro, del finocchio selvatico, dell’origano, dell'eucalipto: sapori antichi riscoperti accanto a focolari schioppettanti. Oggi è un resort.

 

Monumenti e luoghi d'interesse

La Città di San Vito dei Normanni presenta sul suo territorio architetture che testimoniano la sua importanza storica e culturale. Di seguito una galleria fotografica con i luoghi di maggiore interesse.

 

Modi di dire sanvitesi

Naturalmente il significato va ben oltre la mera traduzione italiana.

Nno 'eti cipodda ca ushca (non è mica cipolla, quella sì che brucia!)

Quannu no ani cu ci ti cuerchi, corchiti cu mammata (Quando non hai nessuno con cui andare a dormire, fallo con tua madre)

Quannu atru nottieni, cu mammata ti querchi (quando non hai o non riesci a trovare una compagna, tua madre è sempre disponibile ad "aiutarti"....) (Ovviamente è solo una metafora per significare che la famiglia aiuta sempre)

Ccugghi l'acqua quannu chiove (Raccogli l'acqua quando piove - praticamente carpe diem)

Lu cavaddu mazzu si sonna la biava la notti (Il cavallo magro può solo desiderare la biada)

E mugghierama bona bona, spara li pipiti e dici ca trona (Mia moglie facendo buon viso a cattivo gioco, emette peti e dice che fuori tuona)

Lu 'nfami 'vvicina lu fuecu sulamente alla pignata sova (Il disonesto avvicina al fuoco solo alla sua pignata - specie di contenitore di terracotta caratteristica)

Shtava na vota nu sorgi e na 'mmalota ca facevunu gira e vota. Cce te lu contu n'atra vota? (C'era una volta un topo e uno scarafaggio che si inseguivano di seguito. Te lo racconto un'altra volta?)

Figghiu mutu la mamma lu ntendi (Il figlio silenzioso può comprenderlo solo sua madre)

Ccugghimu li fierri (Raccogliamo i ferri del mestiere - Prendiamo ciò che ci appartiene e andiamo via)

La morte ti lu purpu è la cipodda (la cipolla è la morte del polpo)

Acqua alli papiri e mieru alli uemmi (l'acqua si dà solo alle papere, mentre ai veri uomini spetta il vino)

Quann' eti tiempu ti raccolta, no ssi pensa a mamma morta (quando è tempo di raccogliere i frutti del proprio lavoro, non c'è pensiero alcuno che dovrebbe distogliere da tale obiettivo, neanche la morte di un proprio caro)

Ci eti veru ca lu munnu gira, casa mea prima o ppoi avà passai ti quai (se è vero che il mondo gira, la mia casa prima o poi, dovrà pur passar da qui)

Fani tuni e fani chioviri (letteralmente: fai ciò che ritieni più opportuno, purché piova; in senso figurato: mi affido a te, fai ciò che ritieni più giusto se ne sei capace)

Lu siggiaru faci li seggi e ci cumanna faci la leggi, ci si pecara lu lupu ti mancia e ci e fessa cu ss'arrancia (il sediaro fa le sedie e chi comanda fa le leggi, se sei pecora il lupo ti mangia e colui che è fesso che si arrangi!)

Megghiu nu muertu intra casa, cce nu carvignulu cretu la porta (meglio avere a che fare con un lutto in casa, che con un carovignese, magari proprio dietro al tuo uscio - detto tipicamente vessatorio nei confronti degli storici rivali di Carovigno, comune confinante con San Vito)

Ci unu nasci cu la capu tunna, no ppo murì cu la capu quatrata (letteralmente: se una persona nasce con la testa rotonda, di certo non morirà con la testa quadrata; in senso figurato: se una persona è fatta in un certo modo, resterà tale fino alla morte)

Pani e pummitoro, ognunu alli casi loru! (letteralmente: pane e pomodoro, ognuno a casa propria; in senso figurato: il padrone di casa invita scherzosamente i suoi ospiti a lasciare il luogo ed a tornare alle proprie abitazioni)

Ca na vota capu di pacciu m'a mbrughhiatu e mu ti sacciu! (letteralmente: una volta, pazzo, mi hai imbrogliato, ma oramai ti conosco; in senso figurato: ci sei riuscito una volta a prendermi in giro ma non ci riuscirai più! ormai ti conosco!!!)

A 'ddo a 'rrivatu mu chianta lu zippu c 'a perdutu panaru e filippu! (letteralmente: dove sei arrivato pianta il bastone, visto che ormai hai perso il cesto e tutto il suo contenuto! in senso figurato: fermati ora prima di peggiorare ulteriormente la tua situazione, visto che i danni sono già tanti!!!)

Lu cchiu riccu ni teni assai e lu cchiu fessa la va cacciai (letteralmente: il più ricco ne ha tanti, e il più fesso ne darà ancora!; in senso figurato: il più ricco ha già tanti soldi e il più fesso dovrà darne sempre di più!)

ca quantu chiu nanti sciamu, chiu pechiri truvamu! (letteralmente: più andiamo avanti è più pecore troviamo; in senso figurato: più si và avanti coi tempi e peggio è!)

La Matonna cu ci penza cu la santa pinitenza, ci no cu tanta vuai sapi a do a ma sci spiccià! (letteralmente: la Madonna che ci penzi con una santa penitenza, senò con tanti guai cissà dove andremo a finire!)

 

Scheda tecnica

Provincia
Brindisi
Sindaco

Alberto Magli (centrodestra)

dal 13.04.2010

Altitudine

108 m s.l.m.

Superficie

66,36 km²

Popolazione residente

19.477 (dato ISTAT al 01.01.2014)

Densità 293,50 ab./km² 
Estensione comunale 66 km²
Frazioni, Marine, Località

Conforto, Favorita, San Giacomo,

San Vito Scalo

Codice postale

72019

Prefisso telefonico

0831

Targa

BR

Denominazione abitanti
Sanvitesi
Santo patrono San Vito
Festa patronale

15 giugno

Mercato settimanale Lunedì

 

Sito Istituzionale

 

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