Calimera

Calimera - Palazzo Comunale
Calimera - Palazzo Comunale

 

Calimera (Kalimera in griko) è un comune italiano di 7.310 abitanti della provincia di Lecce.

Sorge nel Salento centrale e dista 16 km dal capoluogo provinciale. Appartiene alla storica regione della Grecìa Salentina, un'isola linguistica di nove comuni in cui si parla un antico idioma di origine greca, il griko.

Frazioni: La Mandra.

 

Territorio

Posizione del comune di Calimera nella provincia di Lecce
Posizione del comune di Calimera nella provincia di Lecce

Il territorio del comune di Calimera, posto nella parte centro-orientale del Salento, ha una superficie di 11,14 km² per una densità abitativa di 656 abitanti per chilometro quadrato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cenni storici

Le origini del nome

Secondo un'interpretazione controversa il nome Calimera deriverebbe dal greco Καλημέρα (Kalimera), che significa buon giorno o, secondo alcuni studiosi, bella contrada (καλλά μερέα, kallá meréa). Altre ipotesi si rifanno, invece, a una derivazione bizantina del toponimo "cal/gal", presente anche nelle parole Alliste (originariamente Calliste), Galugnano, Gallipoli seppur con sfumature diverse di significato.

Tradizionalmente, i Calimeresi credono però che derivi da un modo di dire degli abitanti di Martano, ipotetici fondatori del paese, che possedevano qui le loro ville: «Pame, pame, ca simmeri ene kalì emera!» - che in italiano significa «Andiamo andiamo (nelle ville), che oggi è una bella giornata!». Da kalì emera sarebbe nato il toponimo Calimera.

Altro significato. L'origine del nome è inequivocabile: deriva dal greco "kalos" (bello) ed "Emera" (giorno). Si racconta che in quell'area vi fosse un grande bosco dove, per una particolare conformazione geografica, il sole splendesse dall'alba fino a tarda sera. Era quindi il luogo ideale per pascolare le mandrie.

 

Emblema dello stemma

Stemma di Calimera
Stemma di Calimera

Un sole splendente è il simbolo dello stemma di Calimera. Nella simbologia araldica il sole rappresenta l'immortalità e la regalità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'origine e la storia

Guidobaldo del Monte
Guidobaldo del Monte

Le origini del paese sono incerte. Seguendo un criterio cronologico possiamo dedurre, vista la presenza nelle campagne limitrofe del Dolmen Placa e della Specchia dei Mori (Segla u demonìu in griko), che il territorio fu abitato sin dall'Età del Bronzo. Inserita nel sistema viario romano della Via Traiana Calabra che collegava Otranto a Lecce e Brindisi, rappresentò subito un sito adatto a essere popolato. Come per gli altri centri ellenofoni del Salento, il dibattito storiografico lega la sua nascita a una presunta colonizzazione bizantina o a più antiche radici magnogreche.

Probabilmente il primo nucleo del paese nacque nell'area della Masseria San Biagio, dove esisteva un casale. Solo successivamente nacque il nucleo attuale. La primitiva pianta del paese era a "T", con tre strade e un vicolo abbastanza profondo nella zona dell'attuale piazza. Le vie primitive corrispondono alle attuali vie Costantini, Mayro e Montinari. Il vico era invece chiamato "corte Ospizio", a causa della presenza di un ospizio di proprietà dei Francescani. Su tutte e tre le strane erano presenti le tradizionali e caratteristiche case a corte. Solo lentamente iniziò la costruzione di nuove strade in quello che era un casale aperto medievale. Vennero realizzate l'attuale via Roma e solo nell'Ottocento venne creata la prima via costruita in maniera diritta, via Umberto I, venendo a mancare le esigenze difensive che avevano obbligato il piccolo centro griko a costruire vie contorte.

Sino e per tutto il XIX secolo il paese era completamente ellenofono, con un'economia limitata alla produzione del carbone e solo successivamente delle patate dolci. Agli inizi del XX secolo, vennero aperte le prime scuole pubbliche, che si tenevano spesso all'interno della casa dell'insegnante. Fu così che le prime famiglie (inizialmente solo quelle nobili) iniziarono ad apprendere l'italiano come seconda lingua. A partire dal secondo dopoguerra, i genitori, nel timore che i bambini non riuscissero ad apprendere l'italiano, iniziarono a non trasmette più alla prole l'idioma greco, passando al dialetto o ad un rudimentale italiano. Con l'avvento della scuola dell'obbligo, a partire dagli anni '60 nessun bambino imparò più il griko. Attualmente la società calimerese si è completamente omologata linguisticamente a quella italiana. Pochi sono gli appassionati che cercano di riportate la lingua greca all'antico splendore, con risultati anche soddisfacenti: si sta infatti riscoprendo la propria identità grika, con diverse persone che hanno imparato volontariamente il griko. Sono state riprese anche le antiche tradizioni musicali: si è ritornato a cantare la passione in griko durante la Settimana Santa, i gruppi musicali che hanno parte del proprio repertorio in griko si moltiplicano e anche se una resurrezione linguistica sembra ancora lontana, è stato garantito un proseguimento culturale all'antica lingua.

È probabile che l'attuale centro urbano sia sorto nei pressi di un insediamento risalente all'XI secolo, al centro di un'area archeologica che mostra frequentazioni dal II al XV secolo d.C. A testimoniare quanto detto, rimangono le tracce di un insediamento medievale (tombe, fosse frumentarie, grotte, tracciati viarii).

Sino agli inizi del XVII secolo il credo della popolazione era di Rito bizantino, anche se la parrocchia apparteneva alla diocesi di Otranto di rito latino. A seguito dei rigori imposti dal Concilio di Trento, il rito greco iniziò rapidamente a declinare. L'ultimo papas greco di Calimera, Sigismondo o Gismondo de Matteis, venne assassinato da mani ignote e sostituito da un parroco latino, don Troylo Licci. Rapidamente venne abbattuto il tempio greco, sostituito dall'attuale matrice, e l'archivio parrocchiale andò bruciato. Curioso è il fatto che fino a 50 anni fa il parroco veniva ancora chiamato papas o papa. Interessata dalle numerose invasioni dei saraceni e dei Turchi ottomani, la cittadina fu legata alle vicende della vicina Martano, di cui fu "annesso borgo" (frazione), e alle famiglie che la ebbero in feudo. Verso la metà del XVI secolo era di proprietà del marchese Del Monte, passò poi a Don Luigi Trani, al duca Lorenzo Brunossi e al marchese Sebastiano Gadaleta.

 

Personaggi illustri

Marchese Donato Antonio Tommasi (Calimera, 26 novembre 1761 – Napoli, 19 marzo 1831) è un giurista e politico, primo ministro del Regno delle Due Sicilie.

Giuseppe Gabrieli (Calimera, 4 aprile 1872 – Roma, 7 aprile 1942) è un orientalista e bibliotecario.

Francesco Maria Pantaleo Gabrieli (Calimera, 4 ottobre 1888 – Roma, 15 luglio 1962) è un magistrato.

Brizio Montinaro (Calimera, 1943) è un attore e scrittore.

Antonio Montinaro (Calimera, 8 settembre 1962 – Capaci, 23 maggio 1992) è un agente scelto della Polizia di Stato, vittima della strage di Capaci. Quel tragico giorno era il capo scorta del giudice Giovanni Falcone. In sua memoria il Comune di Calimera ha intitolato una piazza ed eretto un piccolo monumento.

 

Feste e tradizioni locali

FESTE PATRONALI
Festa patronale di San Brizio
28-29 luglio
I solenni festeggiamenti in onore del santo vescovo iniziano il 22 luglio. In questo giorno, al termine della Messa vespertina, la statua del santo viene estratta dalla nicchia che la custodisce. Portato a spalla, il simulacro esce dalla chiesa dove viene salutato da una batteria pirotecnica sparata dal palazzo del Municipio.

La vigilia della festa, il 28 luglio, si apre con l'esplosione dei colpi secchi. La mattina alle 6.30 si recitano le Lodi, il Rosario e l'ultima tappa del Settenario. Segue la celebrazione della messa.

Il 29 luglio, ogni messa è affollatissima. In tutto il paese le famiglie preparano grandi pranzi. Ogni tanto qualche colpo secco ricorda la devozione del paese al Santo. A sera, l'apparato si riaccende e la piazza si riempie. La banda inizia a suonare e la festa continua sino a tarda notte. Per tutta la serata, una lunga fila si snoda nella chiesa dove la gente bacia la reliquia di San Brizio. A tarda notte, tra le 3 e le 4, viene suonato il Bolero, che chiude la festa. La statua del Santo rimarrà invece esposta per due altre settimane, quando sarà riposta nella nicchia.

Festa patronaledi Maria Santissima di Roca Vecchia
Primo sabato e la prima domenica di Maggio

Festa di San Luigi e festa de lu cuturusciu
20-21-22 giugno
Un'antica festa popolare si svolge a Calimera per San Luigi; è la festa dei lampioni, le cui origini risalgono probabilmente al periodo bizantino. Con materiali poveri (canne, spago, colla, carta velina) vengono realizzati lampioni dalle forme più svariate: navi, aerei, stelle, campanili, ecc.. Le costruzioni, grandi anche cinque o sei metri, vengono quindi appese per le strade ed illuminate dall'interno. In uno scenario da fiaba, si svolge la festa con musiche e danze popolari.

Festa della Madonna di Roca
Primo sabato di maggio
In questo giorno si svolge il pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Roca, protettrice di Calimera. Roca, località sull'Adriatico distante circa quattordici chilometri, è il luogo da cui nel '500 la popolazione si spostò nei paesi di Calimera, Vernole, Melendugno e Borgagne. Per questo motivo le popolazioni dei paesi prima indicati tornano ogni anno in pellegrinaggio alla loro città. La domenica successiva si svolge a Calimera, nell'ambito della festa patronale, la fiera della Madonna di Roca.

Festa di San Vito
Lunedì dell'Angelo
È dedicata a San Vito un'antica chiesetta, al centro della quale un grande masso forato richiama il rito propiziatorio della fertilità, di origine pagana. Per la pasquetta, nel Lunedì dell'Angelo, la popolazione di Calimera si reca per tradizione nei pressi della chiesetta e compie ancora oggi il rito del passaggio attraverso la pietra forata.

Festa San Biagio
3 febbraio
San Biagio, Santo di origine orientale, protettore della gola, è anche protettore dei carbonai (craunari) e per tale motivo è festeggiato, a Calimera, in una radura ai margini dell'antico bosco, fondamentale elemento di vita per la popolazione. Analoghe Un'antica chiesetta semiipogea testimonia del culto del Santo ed attende un restauro conservativo, per il quale è stato approvato il progetto.

FIERE
Fiera della Madonna di Costantinopoli
Ultima domenica di settembre
La fiera mercato della Madonna di Costantinopoli segna la ripresa piena della vita del paese dopo la pausa estiva. Da qualche anno alla fiera si affianca una serie di manifestazioni, dalla mostra dei prodotti dell'artigianato locale, ad una serie di spettacoli, allestiti nei giorni precedenti la fiera. Alla Madonna di Costantinopoli è dedicata una chiesetta alla periferia del paese; al suo interno, un affresco seicentesco mostra, attraverso la foggia dei vestiti dei due vescovi effigiati, la convivenza del rito greco e del rito latino.

 

MERCATO INFRASETTIMANALE
Il giovedì.

 

Monumenti e luoghi di interesse

Calimera presenta sul suo territorio architetture che testimoniano la sua importanza storica e culturale. Di seguito una galleria fotografica con i luoghi di maggiore interesse.

 

Scheda tecnica

Provincia
Lecce
Sindaco

Francesca De Vito (lista civica)

dal 01.06.2015

Altitudine

56 m s.l.m.

Superficie

11,14 km²

Popolazione residente

7.207 (dato ISTAT al 01.01.2015)

Densità 646,95 ab./km²
Estensione comunale 11 km²
Frazioni, Marine, Località
La Mandra
Codice postale

73021

Prefisso telefonico

0832

Targa

LE

Denominazione abitanti
Calimeresi
Santo patrono
San Brizio
Festa patronale

29 luglio

Mercato settimanale Giovedì

 

Sito Istituzionale

 

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