Parabita

Parabita - Castello e Palazzo Castriota
Parabita - Castello e Palazzo Castriota


Paràbita è un comune italiano di 9.315 abitanti della provincia di Lecce.

Centro dell'entroterra salentino, dista 13 km dal mar Ionio e 41,5 km dal capoluogo provinciale. La cittadina nacque nel IX secolo in seguito alla distruzione dell'antico insediamento messapico di Bavota. Nel suo territorio è presente il sito paleolitico della Grotta delle Veneri, nota per il ritrovamento di due statuine in osso di bue raffiguranti donne in stato di gravidanza.

 

Territorio

Posizione del comune di Parabita nella provincia di Lecce
Posizione del comune di Parabita nella provincia di Lecce

Parabita sorge sulle propagini settentrionali delle serre salentine a 83 m s.l.m.. Il comune occupa una superficie di 20.84 km² ed è compreso tra i 37 m s.l.m. di altezza minima e i 193 m s.l.m. di altezza massima con un'escursione altimetrica pari a 156 metri.

L'abitato si sviluppa al margine sud-occidentale della Serra di Sant'Eleuterio che, con la sua quota massima di 195 m s.l.m., costituisce il principale elemento morfologico della zona. Il territorio è tipicamente carsico, con affioramenti di rocce carbonatiche e totale assenza di idrografia superficiale.

La natura carsica è anche all'origine delle numerose cavità, dette localmente vore, che frastagliano il territorio e alimentano i corsi d'acqua sotterranei.

 

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Cenni storici

Le origini del nome

Numerose sono le teorie che spiegano il significato del toponimo di Parabita. Alcuni storici sostengono che il nome derivi da due casali originariamente vicini. Col passare del tempo ci fu uno spostamento degli abitanti da un casale all’altro. Altri studiosi invece affermano che il nome derivi dal termine greco “para-bata”, che vuol dire “varco, passaggio”; questa spiegazione è appropriata se si pensa alla posizione del paese e alla località della Serra di San Eleuterio.

 

Il toponimo Parabita potrebbe anche derivare dall’espressione greca che significa "intorno alle mura" oppure "dentro le mura".

 

Altra ipotesi è quella che vede un nesso con il termine "para-bates" o “parabàtes”, che sarebbe una sorta di soldato di appoggio alla cavalleria.

 

Altri storici sostengono invece che Parabita potrebbe derivare da “Paramithia”, località greca dell'Epiro, nella Grecia nord occidentale.

 

Altri esperti invece sono convinti che ci sia un collegamento fra il vocabolo “paradisi” con il toponimo “Parabita”. L'etimologia di "paradiso" infatti è quello di "chiarezza", "limpidezza" e si riferisce ad un luogo recintato, ad un'area delimitata da muri. In alcuni idiomi locali il termine è utilizzato anche per indicare lo spiazzo antistante la chiesa.

 

C’è inoltre chi sostiene che il termine “paramitia” possa aver avuto un ruolo importante nelle origini etimologiche di Parabita; il termine è inteso come “racconto fantastico”, “favola”. Un’altra bella fetta di esperti sostiene che il toponimo Parabita possa derivare dal termine albanese "paravesh", che vuol dire “sberla, schiaffo, sganassone”, riferito al viso, allo spazio fra orecchie e "paravithe". I legami tra la popolazione parabitana e gli albanesi sono forti, antichi e consolidati. Fu l'albanese Pirro Castriota a vivere nel castello del paese; e furono gli albanesi, sul finire del 1400, ad abitare il casale ormai abbandonato, ripopolandolo e influenzando l'idioma locale. A testimonianza di ciò tutt'ora ci sono nomi di luoghi e di oggetti che palesemente hanno una radice albanese. C'è anche da dire che di recente a Parabita si produce un'acqua minerale che si chiama proprio così: "paravithe" (si riferisce alla vita, ai fianchi, alla schiena) e intende significare “aderenza al corpo”. Infine altri storici sostengono che il termine Parabita possa derivare dal nome della messapica Baurota. Nell’arco dei secoli il termine di partenza, fino ad arrivare ai giorni nostri, ha subito svariate trasformazioni, qui di seguito riportate: all’origine il nome del paese era Baurota, poi divenuto “Baravita”, “Paravite”, “Parabide”, “Paranate”, “Paravete”, “Parabice”, “Paravita”, fino all’ultima dicitura di “Parabita”.

 

Emblema dello stemma

Stemma di Parabita
Stemma di Parabita

Lo stemma di Parabita raffigura due torri unite da un ponte, al centro del quale ci sono due cipressi. In alto campeggia un angelo con la spada. Questa stessa immagine si trovava su un lato delle monete che venivano battute a Bavota, con la sola differenza che non c'era un angelo ma un uccello.

Parabita (anticamente “Parabavota” o “Parababota”) venne fondata dopo la distruzione di “Bavota” o “Babota” ("forte e turrita"), fiorente città messapica rasa al suolo dai Saraceni. Parabavota significa letteralmente "paese sorto accanto a Bavota". Le torri simboleggiano la vecchia città e quella nuova; i cipressi la longevità e l'angelo con la spada indica il coraggio sorretto dall'amore.

 

Le origini e la storia

Riproduzione veneri parabita in legno
Riproduzione veneri parabita in legno

Il territorio parabitano è stato abitato sin dall'antichità: la presenza dell'uomo in quest'area risale infatti a 80.000 anni prima di Cristo. I rinvenimenti effettuati nel corso del Novecento, come scheletri e le due statuine (Veneri di Parabita) in osso di bue o cavallo raffiguranti donne in gravidanza, sono riconducibili all'uomo di Neanderthal e a quello di Cro-Magnon. Inizialmente abitatore di caverne, nel corso del Neolitico l'uomo abbandonò le grotte e realizzò il primo insediamento abitativo formato da capanne.

Intorno al 1000 a.C. si sviluppò la potente città messapica di Baubota o Bavota che venne colonizzata dai Greci nell'800 a.C. La città dovette affrontare le guerre contro Taranto e successivamente contro Roma; quest'ultima la sottomise dal 272 a.C. al 400 d.C. concedendole tuttavia grossi benefici come battere moneta. Nel 927, in seguito alla sconfitta con i saraceni e alla conseguente distruzione, l'insediamento abitativo venne abbandonato e gli abitanti superstiti si spostarono più a sud fondando l'attuale Parabita.

La nuova città venne costruita riproducendo l'assetto urbanistico di quell'antica e venne dotata di mura difensive e di quattro porte di accesso (Porta di Lecce a nord, Porta di Gallipoli< a ovest, Porta Falsa a est e un'altra porta a sud di cui si ignora il nome).

Con l'avvento del feudalesimo furono diverse le casate che detennero il controllo del feudo. Nel 1231 il casale di Parabita apparteneva a Bernardo Gentile che lo cedette agli Angioini; essi potenziarono il sistema difensivo edificando il Castello. Nel 1269 era del francese Giovanni di Tillio al quale successero i figli nel 1280. Fu poi di Niccolò Adimari e nel XIV secolo della famiglia Sanseverino. Nel XV secolo passò a Ottino De Caris e poi a Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. Nel 1484 Parabita fu invasa dai Veneziani che avevano occupato Gallipoli. Nei primi anni del Cinquecento era signore del feudo Francesco Orsini del Balzo alla cui corte viveva lo scrittore Antonino Lenio. Dopo la guerra tra francesi e spagnoli, guidati rispettivamente da Francesco I e Carlo V, i Del Balzo dovettero fuggire da Parabita. Dal 1531 il feudo fu gestito dal Regio Fisco e nel 1535 venne acquistato da Pirro Castriota al quale si deve la ristrutturazione del castello eseguita dall'architetto Evangelista Menga. Il feudo venne gestito dai Castriota fino al 1678 e nel 1689 fu venduto sub hasta a Domenico Ferrari che lo trasforma in ducato. Alla sua morte passò al nipote Giuseppe e ai sui discendenti che furono gli ultimi feudatari di Parabita fino all'emanazione delle leggi eversive della feudalità, attuate tra il 1806 e il 1808.

 

Personaggi illustri

Aldo Garzia (Parabita, 3 maggio 1927 – Nardò, 17 dicembre 1994) è un vescovo cattolico.

 

Feste e tradizioni locali

FESTE PATRONALI
Festa Patronale della Madonna della Coltura
Maggio
A metà maggio si festeggia la patrona del paese. In programma la solenne messa, la processione per le strade del paese e la festa civile con spettacoli musicali e bandistici, lancio di palloni aerostatici e i fuochi pirotecnici a conclusione della festa. Durante la festa si svolge la tradizionale gara podistica de “I Curraturi” che rievoca la corsa del contadino verso il paese quando trovò l’effige della Vergine. Durante la festa è attiva la mostra dell'artigianato salentino: ceramiche, cartapesta, pietra leccese.

Festa di Sant'Antonio da Padova
13 giugno
Festa religiosa e civile.

Festa di San Luigi Gonzaga
21 giugno
Festa religiosa e civile.

Festa di San Giovanni Battista
24 giugno
Festa religiosa e civile.

Festa di Maria SS. delle Anime del Purgatorio
19 luglio
Festa religiosa e civile.

Festa di Sant'Anna e San Pantaleone
Ultima settimana di luglio
Festa religiosa e civile.

Festa di San Domenico di Guzmán
8 agosto
Festa religiosa e civile.

Festa della Madonna Immacolata
8 dicembre
Festa religiosa e civile.

SAGRE
Sagra della patata
luglio
Sagra gastronomica dedicata al tubero con degustazione di piatti tipici.

Sagra tu vine e dde le cose nosce
Agosto
Sagra del vino e prodotti alimentari tipici.

Sagra dell'anguria
Agosto

Sagra della Puccia
Agosto

EVENTI
La Caremma
Pasqua
La Caremma era un fantoccio a forma di donna, seduta su una logora sedia, posata sui bordi delle terrazze, vestita di nero con nella mano destra un filo di lana con un fuso e nella sinistra una arancia amara (marangia) con dentro infilate sette penne di gallina. Veniva esposta con la morte del Carnevale, suo figlio, di cui piangeva la scomparsa. Inaugurava così il periodo di Quaresima. Il nero dei vestiti era segno di lutto, il filo col fuso del tempo che scorre, la marangia col suo acre sapore rappresentava la sofferenza, le sette penne le settimane quaresimali: infatti ad ogni scorrere di settimana si toglieva una penna. Essa era la metafora del tempo del dolore, della privazione e del sacrificio: in questo periodo infatti si digiunava e si pregava e ci si preparava alla resurrezione della Pasqua. Alla fine del periodo, ormai senza filo da tessere (il riferimento alla mitologia della tre Parche è evidente), con la marangia appassita e le penne esaurite, la caremma veniva preparata per il rito finale: si toglieva dal terrazzo e veniva appesa ad un filo e ad un palo; a mezzanotte, quando suonavano le campane per annunciare la Resurrezione, veniva incendiata con scoppi di mortaretti. La Quaresima finiva ed iniziava il periodo della purificazione e della salvezza.

La ritualità è chiara: il periodo coincide con la primavera, la stagione del rinnovamento e della fioritura. Il rito è antichissimo ed è probabilmente legato al culto della terra; successivamente è stato assimilato dal Cristianesimo e col tempo ha assunto significati religiosi, sociali, economici e civili.

I Curraturi
Ultima domenica di maggio
Narra la leggenda che un contadino, arando un pezzo di terra, incuriosito dal fatto che i i buoi si inginocchiavano sempre allo stesso punto, scoprì sepolta una sacra immagine di madonna dipinto su un masso. Per la gioia e la sorpresa corse subito in paese per annunciare la formidabile scoperta e il popolo in processione trasportò nella murata città di Parabita la bella immagine della "Matonna ta Cutura".

Dopo oltre sette secoli quell'evento si ricorda ogni anno. A mezzogiorno della Domenica dedicata alla Madonna della Coltura, che si festeggia l'ultima domenica di maggio, un gruppo di giovani, i curraturi, simula la corsa del contadino verso il paese per annunciare la lieta scoperta, fermandosi ai piedi della statua della Madonna ferma "a sutta a porta" (il punto in cui sorgeva una delle tre porte della cinta muraria di Parabita, la "Porta di Gallipoli"). Fino a tutto l'Ottocento la corsa partiva dal

Santuario; in seguito il tragitto si allungò e quale punto di partenza venne scelto "il Paradiso", l'antica masseria sulla via per Alezio: si chiama infatti oggi "la gara del chilometro".

Ma "i curraturi" rimane un appuntamento ineludibile per i Parabitani, ed anche per molti forestieri. In quel fatidico mezzogiorno di domenica tutta via Coltura si riempie di gente e fra due ali di cittadini applaudenti, passano i "curraturi' a ricordare un avvenimento che con i secoli ha caratterizzato Parabita, la sua cultura, la sua storia, la sua dimensione religiosa.

Teatriamo
Luglio
Rassegna teatrale in vernacolo.

MERCATO INFRASETTIMANALE
Il giovedì.

 

Masserie

Masseria Raschiazzi

Masseria Raschiazzi
Masseria Raschiazzi

Casina Tuli

Casina Tuli
Casina Tuli

Interessante costruzione con chiesetta, tra Parabita e Alezio, evidentemente abitata da pastori.

 

 

 

 

 

 

 

 

Casino Paradiso

Casino Paradiso
Casino Paradiso

Cappella con ingresso murato, tra Parabita e Alezio. L’incisione sul frontone si legge con difficoltà: “QUIANONSICODEASTIO” che potrebbe significare: questo tempio è stato costruito per la pace, oppure, questo tempio è stato costruito affinchè non ci sia odio, o forse per porre fine a lite tra i vicini.

 

Monumenti e luoghi d'interesse

Parabita presenta sul suo territorio architetture che testimoniano la sua importanza storica e culturale. Di seguito una galleria fotografica con i luoghi di maggiore interesse.

 

Scheda tecnica

Provincia
Lecce
Sindaco

Alfredo Cacciapaglia (centrodestra)

dal 30.03.2010

Altitudine

83 m s.l.m.

Superficie

20,84 km²

Popolazione residente

9.271 (dato ISTAT al 01.01.2014)

Densità 444,86 ab./km²
Estensione comunale 21 km²
Frazioni, Marine, Località
-
Codice postale

73052

Prefisso telefonico

0833

Targa

LE

Denominazione abitanti

Parabitani

Santo patrono
Madonna della Coltura
Festa patronale

Ultima domenica di maggio

Mercato settimanale Giovedì

 

Sito Istituzionale

 

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