Roccaforzata

Roccaforzata - Panorama
Roccaforzata - Panorama


Roccaforzata è un comune italiano di 1.848 abitanti della provincia di Taranto.

 

Territorio

Posizione del comune di Roccaforzata nella provincia di Taranto
Posizione del comune di Roccaforzata nella provincia di Taranto

Il paese di Roccaforzata sorge su una collina, a 145 m s.l.m., la più alta della Serra di Sant'Elia.

Il nucleo storico delle abitazioni di Roccaforzata è un raggruppamento di case che si ergono sull'orlo del precipizio e dal colle scendono al piano, sul versante levante della Serra di Sant'Elia.

 

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Cenni storici

Le origini del nome

Il toponimo di Roccaforzata è composto dal termine rocca e dell'aggettivo forzata (“forte”). In epoca medioevale, l'insediamento era conosciuto come Rocca-vecchia. Nel XVII secolo, invece, era noto come Rocca-nuova. Infine, agli inizi del XIX secolo, ha preso la denominazione attuale derivata, a giudizio di uno storico locale, dalla località rupestre in cui sorge il paese che lo rende quasi inespugnabile.

 

Emblema dello stemma

Stemma di Roccaforzata
Stemma di Roccaforzata

Lo stemma di Roccaforzata raffigura uno scudo con in cima una corona turrita. Sotto lo stemma ci sono due ramoscelli legati fra loro da un fiocco tricolore. Lo scudo è suddiviso in due sezioni: una superiore più piccola ed una inferiore. La sezione superiore raffigura uno scorpione; mentre quella inferiore ritrae un castello con torre posto in cima ad una collina che sovrasta il mare.

 

Le origini e la storia

Ferdinando I di Napoli
Ferdinando I di Napoli

Sicuramente, in epoca romana, nella Serra di Sant'Elia, vi è stato un insediamento, di cui, però, non si conosce il nome. Sono venuti alla luce, infatti, in seguito a scavi: tombe a fossa con suppellettili sepolcrali, unguentari, anforette, tazze, bicchieri ed altro materiale che ne attestano la presenza abitativa. Le prime informazioni che concernono il feudo di Rocca-vecchia risalgono al 1315. Nel XV secolo, giunsero nel Regno di Napoli gli Albanesi (Epiroti) guidati da Giorgio Castriota Skanderbeg, chiamati dal re Ferrante I d'Aragona per domare i baroni in rivolta, alleati, a loro volta, con gli Angioini. Domati i baroni, e sconfitti i loro alleati, agli albanesi, che si erano contraddistinti in guerra, fu concesso di insediarsi in molti centri allora quasi disabitati del regno. Nella zona del tarantino, si ricostruirono diversi paesi la cui iniezione di Albanesi fu massiccia. I casali occupati furono quelli della Rocca, San Giorgio Jonico, Faggiano, Monteparano, Fragagnano e San Marzano di San Giuseppe. Uno di questi fu Roccaforzata, uno dei primi centri occupati dai soldati di Scanderbeg, che dettero vita a quella che fu nella storia delle colonie albanesi in Italia, la terza migrazione.

Nel Quattrocento costituì feudo della famiglia d'Ayello, passando successivamente alla famiglia Laforza, successiva al XV secolo, è stata segnata da un lato dalla forte impronta del sistema feudale, che prevedeva la successione o in eredità o per acquisto, dall'altro dalla forte presenza della popolazione albanese, i quali seguivano un proprio rito religioso e parlavano la loro lingua. Nel tempo gli usi e le abitudini religiose e culturali degli albanesi furono ridotti al silenzio. Questo processo fu iniziato dall'Arcivescovo di Taranto Monsignor Lelio Brancaccio, che nel XVI secolo, trasformò la parrocchia albanese a rito greco in rito latino e fece chiudere un'altra chiesa albanese. In epoca recente, il dialetto albanese è rimasto patrimonio dei soli abitanti di San Marzano, mentre negli altri paesi colonizzati anch'essi dagli Albanesi e a Roccaforzata; tale dialetto si è estinto verso il 1800. Il 14 gennaio 1496, il feudatario di Roccaforzata e del casale di San Martino era Raffaele delli Falconi di Lecce.

Nel 1507, il feudo fu concesso, per meriti militari, al comandante albanese Lazzaro Mathes, a cui successe il figlio Giovannangelo che sposò una discendente di Scanderbeg, Porfida Musciacchio. Successivamente, il feudo fu acquistato da Gabriele Scorna, a cui successe il figlio Scipione. Nel 1559, il feudatario di Roccaforzata era Geronimo Forza; e nel 1617, Busicchio Renesi; e, in seguito, la nipote Giustina. Nel 1679, il feudo era dominio della famiglia Ungaro. L'ultima baronia fu quella della famiglia Chiulia, sino al 1804, quando il regime feudale fu dichiarato estinto.

 

Personaggi illustri

Giorgio Basta (Roccaforzata, 30 gennaio 1544 – Praga, 20 novembre 1607) è un generale, al servizio degli Asburgo.

Ferdinando Panariti (Roccaforzata, XVIII secolo) è un latinista e dottore in sacra teologia.

Elia Imperio (Roccaforzata, 1740 – Roccaforzata, 1814) è un fisico, filosofo e politico.

Domenico Imperio (Roccaforzata, 1778 – Lecce, 1855) è un notaio.

 

Feste e tradizioni locali

FESTE PATRONALI
Festa Madonna della Camera
Aprile
Questa festa deriva da una lontana leggenda. Racconta che, durante l’invasione turca, le popolazioni di Roccaforzata e Monteparano si rifugiarono nell´omonimo Santuario, sito nel villaggio di Mennano, per salvarsi dagli assedianti. I Turchi furono allontanati dagli occhi della Madonna raffigurata su un quadro posto all´interno della "camera".
Rito religioso e civile con luminarie e spettacolo pirotecnico.
 
SAGRE
Sagra della Frisedda
Agosto
Musica e divertimento per la sagra delle friselle, con degustazione.

MERCATO INFRASETTIMANALE
Il lunedì.

 

Monumenti e luoghi d'interesse

Roccaforzata presenta sul suo territorio architetture che testimoniano la sua importanza storica e culturale. Di seguito una galleria fotografica con i luoghi di maggiore interesse.

 

Scheda tecnica

Provincia
Taranto
Sindaco

Maria Giovanna Iacca (lista civica)

dal 16.05.2011

Altitudine 145 m s.l.m.
Superficie

5 km²

Popolazione residente

1.823 (dato ISTAT al 01.01.2014)

Densità 364,60 ab./km²
Estensione comunale 5 km²
Frazioni, Marine, Località

Chianche, Paretone

Codice postale

74020

Prefisso telefonico

099

Targa

TA

Denominazione abitanti

Rocchesi

Santo patrono e festa patronale
Madonna della Camera il giovedì dopo Pasqua
Sant’Elia il 20 luglio
Mercato settimanale

Lunedì 

 

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