Santa Maria di Leuca

Santa Maria di Leuca - Panorama
Santa Maria di Leuca - Panorama


Santa Maria di Leuca (dal greco leucos che significa bianco) è una frazione di 1.062 abitanti del comune di Castrignano del Capo, in provincia di Lecce (Lèviche in dialetto salentino). Rinomata località turistica, è la propaggine più meridionale tra i vertici ideali del Salento, insieme a Taranto e a Pilone.

 

Territorio

Posizione della frazione di Santa Maria di Leuca, appartenente al comune di Castrignano del Capo, nella provincia di Lecce
Posizione della frazione di Santa Maria di Leuca, appartenente al comune di Castrignano del Capo, nella provincia di Lecce

È il centro abitato più a Sud dell'intera provincia; dista 83 km dal suo capoluogo, se lo si raggiunge tramite la Strada statale 274 Salentina Meridionale che continua nella S.S. 101, oppure 70 km percorrendo la Strada statale 275 di Santa Maria di Leuca che prosegue nella S.S. 16.

In passato era amministrativamente divisa fra il comune di Gagliano del Capo, per la parte dove è ubicato il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, e il comune di Castrignano del Capo, per la parte compresa tra punta Ristola e Punta Meliso. La vicenda legale tra i comuni di Castrignano del Capo e Gagliano del Capo, conclusasi dopo 83 anni, ha stabilito che Leuca ricade interamente nel comune di Castrignano del Capo.

Più precisamente si intende per Santa Maria di Leuca la zona sopra il promontorio su cui si trovano la Basilica e il faro (che con la sua altezza di 48,60 metri e la sua collocazione a 102 metri sul livello del mare è uno dei più importanti d'Italia), mentre la Marina di Leuca è situata più in basso ed è compresa tra punta Mèliso ad est, posta ai piedi del promontorio, e punta Ristola ad ovest, estremo lembo meridionale del Salento.

Nonostante l'estremo tacco d'Italia sia identificabile con Punta Ristola, Punta Mèliso (probabilmente per l'importanza che le deriva dal sovrastante faro) chiude convenzionalmente, insieme a Punta Alice in Calabria, il Golfo di Taranto.

Sempre a punta Mèliso viene posto, secondo una convenzione nautica, il punto di separazione fra la costa adriatica (ad est) e la costa ionica (a ovest). Si tratta comunque di semplificazioni di comodo che prevedono, quale linea di demarcazione fra le acque del Mar Adriatico e del Mar Ionio, un determinato parallelo: in questo caso il parallelo 39°47'N (che passa al largo di punta Mèliso), ma un'altra convenzione nautica, ad esempio, utilizza il parallelo 40°N.

In realtà, il confine ufficiale, oltre che naturale e storico, fra i due mari è dato dal Canale d'Otranto, ossia lo stretto di mare compreso fra il punto più a est d'Italia (Punta Palascia) e Capo Linguetta in Albania.

Ma, al di là delle convenzioni, il fatto che da Santa Maria di Leuca sia talora visibile, in determinate condizioni, una linea di separazione longitudinale, ben distinguibile cromaticamente (dovuta in realtà all'incontro fra le correnti provenienti dal Golfo di Taranto e quelle dal Canale d'Otranto), ha da sempre suggerito alla fantasia popolare un confine fisico fra i due mari.

Dall'ottobre 2006 il territorio di Santa Maria di Leuca rientra nel Parco Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase istituito dalla Regione Puglia allo scopo di salvaguardare la costa orientale del Salento, ricca di pregiati beni architettonici e di importanti specie animali e vegetali.

Poco fuori Punta Ristola, a 85 metri sotto il livello del mare, giace lo scafo del sommergibile oceanico italiano Pietro Micca, affondato durante la seconda guerra mondiale col suo equipaggio di 58 marinai.

Una scalinata di 284 gradini collega la Basilica al sottostante porto facendo da cornice all'Acquedotto Pugliese che, terminando a Leuca, sfocia in mare: la costruzione dell'opera iniziò nel 1906, poi, con l'inizio della prima guerra mondiale, i lavori si fermarono e furono ripresi solo dopo la conclusione della guerra. Quindi l'Acquedotto Pugliese giunse a Leuca nel 1939, anno in cui l'opera fu completata. La monumentale scalinata e la colonna romana che ne segna il termine furono inviate da Roma da Benito Mussolini.

 

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Cenni storici

Le origini del nome

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Le origini e la storia

Busto di Erodoto
Busto di Erodoto

Erodoto chiamava questo posto “Promontorio Iapigio”. Ovidio la chiamava semplicemente “Sabari” e Orazio e Strabone diedero infine il nome che arrivò sino ad oggi: Leuca… terra bianca, illuminata sempre dal sole. Forse quest’ultimo appellativo è il più azzeccato per questo piccolo angolo di paradiso terrestre, al centro dell’attenzione in secoli e secoli di storia.

Leuca, dunque, fu il nome scelto dai greci per questa terra. Il lato cristiano del nome, invece, arriva grazie all’apostolo Pietro e ad un suo viaggio, durante il quale sbarcò in questi territori, convertì i pagani e diede loro una chiesa, cristianizzando l’antico tempio di Minerva dedicandolo invece a Maria Vergine. Così, il Santuario De Finibus Terrae diventò il simbolo della cittadina, da qui il nome odierno “Santa Maria di Leuca”.

E’ da quel giorno che Leuca e la sua Basilica sono chiamati “La porta del paradiso”. L’estrema punta che tende verso oriente, è stata da sempre al centro delle attenzioni per le sue bellezze, tanto che le leggende su di essa si sono da sempre susseguite. Tra queste, quella di un dio greco che ammirava questo lembo di terra e la tirò verso di se per averla più vicina o ancora quella delle sirene che morendo diedero vita a belle città: la sirena Leucasia.

 

Personaggi illustri

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Feste e tradizioni locali

FESTE PATRONALI
Festa Perpetua in Onore di Maria
13 aprile
Questo giorno ricorda una grazia particolare fatta dalla Madonna agli abitanti di Leuca. L’episodio viene riportato sia dal Tasselli come anche da Mons. Ruotolo. Il Tasselli scrive: “un terribilissimo terremoto in mare nel mese di aprile, si levò tanto furibondo in alto, che aveva quasi abissato Leuca e diroccato il sacro tempio, ma avendo l’intercessione della beata Vergine sedate quelle orgogliose procelle, carcerato di nuovo il borascoso elemento dentro ai suoi primieri limiti in rendimento di tali e tante grazie ne intimarono festa perpetua ad honore di Maria ne’ 13 aprile, in cui cessò quella rovina borasca”.
Rito religioso e civile con manifestazione musicale e spettacolo pirotecnico.

Festa dell'Intorciata
14 agosto
Ogni anno si svolge la tradizionale intorciata. La statua della Madonna, in processione, va incontro al pellegrinaggio che dalla chiesa di Cristo Re, nella Marina di Leuca raggiunge la Basilica, dove si svolge la veglia di preghiera in preparazione alla festa dell’Assunta.

Festa dell'Assunzione della Madonna al Cielo
15 agosto
È il giorno dell’Assunzione della Madonna al cielo. Numerose sono le celebrazioni religiose nella Basilica e tutte stracolme di devoti. Nel pomeriggio nella marina di Leuca si svolge la tradizionale processione a mare alla presenza del Vescovo e delle autorità civili e militari. La statua della Madonna, sistemata sui barconi in legno dei pescatori, per l’occasione addobbati a festa, dal porto raggiungono via mare la marina di San Gregorio.
Man mano tutte le imbarcazioni di turisti e devoti si accodano alla barca con la statua della Madonna.
A rientro la celebrazione della S. Messa e a conclusione della serata, il cielo è illuminato dal rituale spettacolo di fuochi pirotecnici.

EVENTI
Ville in Festa
Maggio
Ogni anno, in genere in una domenica di maggio stabilita di volta in volta, si svolge "Ville in festa", manifestazione in cui le ville ottocentesche vengono aperte al pubblico e ne vengono illustrate le caratteristiche storiche ed architettoniche ai visitatori. Il percorso guidato prevede all'interno di ogni villa la degustazione di specialità enogastronomiche o l'esposizione di composizioni floro-vivaicole. L'accesso alle ville, comunque gratuito, è regolato dai proprietari, i quali decidono di far visitare solo i parchi o anche gli interni.

 

Torri costiere

Torre dell'Omomorto

Torre dell'Omomorto
Torre dell'Omomorto

La Torre dell'Uomo Morto o Torre dell'Omomorto è una delle centinaia di torri che si trovano con cadenza regolare lungo tutta la fascia costiera salentina.

 

Oltre che come elementi di difesa, tali torri servivano soprattutto ad avvistare l'eventuale presenza e avvicinamento delle navi dei Turchi, che per lungo tempo hanno invaso Otranto e altre aree della penisola salentina, e a dare l'allarme verso l'entroterra attraverso segnali luminosi che venivano immediatamente trasmessi da una torre a quella successiva.

 

La Torre dell'Uomo Morto si trova all'inizio del Lungomare Cristoforo Colombo e risale al XVI secolo ad opera di Andrea Gonzaga. Possiede base troncoconica e sopra il cordolo si sviluppa cilindrica con terrazzo dotato di merloni per la postazione delle artiglierie. Viene comunemente assegnata al genere delle torri "a martello", ma ha una peculiarità: al posto della cannoneria, alla base, si trova una porta.

 

La denominazione Uomo Morto è dovuta ad alcune ossa umane ritrovate al suo interno. Sfortunatamente è in degrado e non ci sono lavori di ristrutturazione in corso.

 

Grotte

Le Grotte di Rada

Grotta del Diavolo - La grotta "del Diavolo" si trova su Punta Ristola, misura quaranta metri in lunghezza e diciassette in larghezza e conduce direttamente a mare. Nel 1871, Ulderico Botti compì i primi scavi trovando interessanti ed unici reperti, rappresentati da ossa, valve, armi e utensili, che fanno pensare ad una frequentazione della grotta sin dal Neolitico. Tali reperti sono oggi conservati nei musei di Lecce e Maglie. Il suo nome deriva da un’antica superstizione popolare, che attribuiva alla presenza di Diavoli i lugubri e poderosi rimbombi che si potevano udire nella grotta la quale, tra l’altro, è accessibile via terra attraverso un’apertura che si trova sul suo dorso.

Grotta Porcinara - Nei pressi di Punta Ristola si incontra la cosiddetta grotta ‘Porcinara’ o ‘Portinaia’, di notevole importanza storica, in quanto gli archeologi nella zona hanno rinvenuto una struttura in doppia cortina muraria, l'eschera. Essa è situata a circa 20 metri sul livello del mare, e il suo nome pare sia dovuto ad una deformazione del nome ‘Portinara’, che forse fa riferimento alla collocazione nelle vicinanze del porto. La grotta è stata scavata in tre ambienti, sulle pareti sono incise le iscrizioni a Giove e si possono leggere nomi di navi e di personaggi mitologici come Madaraus, Rhedon, Afrodite.

Grotta del Morigio - Si trova al di sotto del punto ove la Cascata Monumentale dell’Acquedotto Pugliese si riversa a mare. Il termine “Morigio” è stato dato dal tasselli, perché pare che qui vi si nascosero i Mori per attaccare e distruggere la città di Leuca. Detta anche “Grotta degli Innamorati”, è accessibile solo via mare, e nuotando per un tratto sott’acqua.

Grotte Cazzafri – Di toponomastica greca, secondo il Tasselli significherebbe “casa di spuma”. Sono 3, si affacciano sulla rada di ponente e specie al tramonto offrono suggestivi giochi di luce.

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Le Grotte di Ponente

Grotta del Fiume o Sparascenti – Oltrepassando Punta Ristola, via mare e solo quando il mare è calmo, si può accedere a questa grotta, caratterizzata dai resti di un’attività carsica che come eredità ha lasciato un rigagnolo d’acqua dolce che si perde nel mare salato.

Grotta del Presepe – Cavità caratterizzata da meravigliose sculture calcaree, con formazioni stalattitiche di eccezionale bellezza, che sembrano riprendere le fattezze della Natività, da cui il nome.

Grotta delle Tre Porte – Il nome richiama il monumentale ingresso a 3 accessi, che sembra stagliarsi nel mare come il passaggio verso un altro mondo. Accessibile in barca, da cui si può goderne la frescura e gli splendidi giochi di luce.

Grotta del Bambino – Grotta dall’eccezionale valore naturalistico: qui furono rinvenuti, tra gli altri, resti di un elefante, di un rinoceronte e un dente umano, risalente all’epoca dei Neanderthal. Vi si accede dalla grotta delle Tre Porte.

Grotta dei Giganti – Questa grotta è così chiamata dalla leggenda secondo cui qui sono sepolti i Giganti uccisi da Ercole Libico. È di eccezionale interesse paleontologico, poiché sono stati rinvenuti numerosi resti di manufatti risalenti al paleolitico medio.

Grotta della Stalla – Una delle più belle dell’intera costa, deve il suo nome – forse – al fatto che sovente era usata come riparo per i pescatori in difficoltà

Grotta del Drago – Profonda circa 60 metri, di scarso valore scientifico ma estremamente spettacolare, essendoci uno scoglio affiorante che somiglia alla testa di un drago.
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Le Grotte di Levante

Grotte di Terradico – Definita anche “Orecchi di Terradico” o grotta degli Indiani, è celebre per la sua forma triangolare, che ricorda appunto una tenda. In realtà non è una singola grotta, ma un complesso di 3 cavità che si sviluppano succedanee tra di loro, di varia grandezza.

Grotta di Ortocupo – Semisommersa, vi si può accedere per via sottomarina. La porzione più interna è anche chiamata “Grotta del Soffio” a causa degli spruzzi d’acqua che qui si trovano. È interessante notare che in questo punto convergono acqua salata e acqua dolce, e vi si possono anche trovare spigole.

Grotta delle Vore - Sistema di due grotte di diversa grandezza, in cui, a mare calmo, si può accedere per oltre 60 metri. Il nome è dato da un foro (vora, appunto) sito nella parte superiore della volta della grotta, a circa 50 metri di altezza.

Grotta delle Giole – Il nome è dovuto alla presenza di corvi (giole o ciole, in dialetto) ed è anche chiamata Bocca di Pozzo o Grotta Grande del Ciolo, e si presenta con uno sviluppo di circa 120 metri di lunghezza, e numerose camere d’aria al suo interno. Questa grotta è importante da un punto di vista paleontologico per la presenza di un giacimento del pleistocene, nonché per la presenza di una piscina coperta dalle acque incredibilmente fresche.

Allontanandosi da Leuca verso il territorio di Gagliano del Capo si possono incontrare altre grotte, in ordine sparso, delle Capeddhe, di Musconovo, della Totola fino ad arrivare alla suggestiva grotta grande del Ciolo, nei pressi dell’omonima insenatura.

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Le ville ottocentesche

Leuca è una località turistica famosa soprattutto per le ville ottocentesche, costruite secondo vari stili per la maggior parte dagli architetti Ruggeri e Rossi.

Verso la fine del XIX secolo si contavano per la precisione 43 ville, molte delle quali oggi sono in disuso o appaiono profondamente trasformate rispetto al passato.

Infatti, durante la II guerra mondiale, a molte ville furono sottratti gli elementi decorativi metallici (balaustre, ringhiere, ecc.) necessari per la produzione di armi; inoltre nello stesso periodo quasi tutte le ville furono requisite ai proprietari e utilizzate per l'accoglienza agli sfollati. Alcune subirono gravi danni e, alla fine della guerra, furono ristrutturate in maniera tanto radicale da essere spesso rovinate. Altre ville sono andate in disuso, mentre solo alcune conservano ancora l'aspetto originario, sia esterno sia interno.

Tra le ville meglio conservate e che più caratterizzano il luogo si ricordano:

Villa Daniele
Villa Fuortes "sede Pro Loco"
Villa Mellacqua
Villa La Meridiana (già Villa Ruggeri)
Villa Tamborino
Villa Loreta Stefanachi
Villa Episcopo
Villa Colosso
Villa Arditi
Villa De Francesco
Villa Seracca
Villa Sangiovanni
Villa Ramirez

Nonostante le diverse caratteristiche architettoniche, gli elementi che in ogni villa non potevano mancare erano:

Un parco nella parte anteriore della villa
Un giardino nella parte posteriore della villa, utilizzato per la coltivazione di ortaggi e frutti
Una cappella privata con una immagine della Madonna
Un pozzo per la raccolta dell'acqua potabile
Una stalla per i cavalli e una rimessa per le carrozze

A seguito delle varie ristrutturazioni questi elementi nella maggior parte dei casi sono stati trasformati tanto da essere attualmente poco o per niente riconoscibili.

Caratteristica di alcune di queste dimore (soprattutto quelle prospicienti il lungomare) era, inoltre, di avere sulla scogliera dei "capanni", alcuni in muratura e altri in legno, detti "bagnarole", che nascondevano alla vista del popolo le signore mentre godevano dei bagni nei mesi estivi. Ogni bagnarola apparteneva ad una villa, di cui ne riportava lo stile o, soprattutto, i colori.

Oggi le bagnarole in legno sono state completamente eliminate, mentre tra quelle in muratura ne rimangono solo un paio, ma in disuso.

(Vedi galleria fotografia)

 

Monumenti e luoghi d'interesse

La frazione Santa Maria di Leuca, del comune di Castrignano del Capo, presenta sul suo territorio architetture che testimoniano la sua importanza storica e culturale. Di seguito una galleria fotografica con i luoghi di maggiore interesse.

 

Scheda tecnica

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