La Grecia salentina

Grecia salentina
Grecia salentina

L'entroterra salentino è ricco di paesi affascinanti e che, in alcuni tratti, poco hanno a che fare col resto del Salento. Si tratta di 10 comuni: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia, Zollino, Cutrofiano e Carpignano Salentino: la Grecìa Salentina.

Ebbene in Salento c'è un piccolo pezzo di Grecia antica e cultura bizantina, testimoniato da usi, costumi, lingua e canti che hanno molte cose in comune con la Magna Grecia e con l'Impero bizantino. In questo territorio si parlava il griko, un dialetto frutto della fusione tra l'antico dialetto salentino e il greco dell'età classica. Questa lingua, oggi praticamente in disuso, è tutelata dalla Legge 482/1999 e, in virtù di ciò, è insegnata nelle scuole, onde favorirne la memoria e la diffusione.

 

Il greco si è diffuso nel centro del Salento

Anzitutto le prime colonie greche (VIII sec. a.C.) s'insediarono nel centro del Salento in quanto buona parte delle coste e del restante territorio erano abitate dai già progrediti Messapi, e infatti la via Sallentina e la via Idruntina, le principali vie che collegavano l'entroterra a Leuca, erano vie costiere. Insomma, quella zona era quasi del tutto libera, nonché molto ricca di vegetazione. Poi, però, dobbiamo aspettare l'epoca bizantina per veder arrivare un numero massiccio di gente dalla lingua greca. Siamo in pieno periodo di lotte iconoclaste (insomma, si azzuffavano quelli che veneravano le icone con quelli meno "materialisti", ma la realtà era che l'Impero bizantino voleva controllare e ridimensionare gli ordini monastici, molto potenti e non soggetti alle leggi imperiali), siamo - insomma - nell'VIII sec., stavolta dopo Cristo.

Numerosi religiosi s'insediarono in una zona strategica, non proprio sul mare, ma vicino, in piena pianura e con numerose strade che permettevano vie di fuga. Tra l'altro iniziarono presto a costruire case a corte, piene di vicoli e vicoletti, che servivano proprio a permettere eventuali fughe e a disorientare i nemici. Queste comunità, con loro usi e costumi, si svilupparono in modo isolato dal resto del territorio. La lingua, però, com'è normale che sia, si è evoluta nel tempo, mischiando il greco antico con il latino e con il vulgaris, tanto che il griko è diventato un miscuglio tra greco antico, latino e un po' di dialetto leccese.

Il griko è sopravvissuto praticamente fino a pochi decenni fa. La scomparsa è avvenuta progressivamente. Dapprima fu abbandonato dai nobili locali e dagli ordini monastici (altrimenti sarebbero rimasti fuori dall'ambiente dei potenti), poi subì un colpo profondo dal fenomeno dell'emigrazione (anni '60 - '70 del secolo scorso). Attualmente sono solo poche migliaia di persone che lo parlano regolarmente.

 

Sternatia, uno dei paesi più affascinanti della Grecìa Salentina
Sternatia, uno dei paesi più affascinanti della Grecìa Salentina

 

E' per questi motivi che il griko è una lingua tutelata dalla Repubblica e dall'Unione dei Comuni della Grecìa salentina, un consorzio composto da Comuni virtuosi (la raccolta differenziata in alcuni comuni del Consorzio arriva al 60%) che non solo promuovono l'insegnamento del griko nelle scuole, ma sono i promotori della Notte della Taranta.

La Grecìa salentina è una zona affascinante. Qui si sono conservate le testimonianze del passaggio dell'antica civiltà greca, che si può rinvenire nell'architettura delle case e dei palazzi, nelle viuzze del centro storico, nella lingua, nei canti e filastrocche, nei riti della Settimana Santa, che mostrano fusioni pagano-religiose e, non ultimo, nei cibi che hanno molte peculiarità che distinguono in qualche modo la cucina della Grecìa Salentina dal restante territorio.

 

Fonte: laputea.com