Musica Salentina

Musica Salentina eseguita in piazza
Musica Salentina eseguita in piazza

 

Quello di musica salentina è un concetto ampio, che racchiude sia la musica tradizionale che quella attuale ed estranea ai ritmi folk. La musica tradizionale è composta da canti alla stisa, pizziche, stornelli e canti basati su altri ritmi (prevalentemente su ritmi binari). La musica attuale, invece, si distingue a sua volta in due gruppi: la riproposta e le musiche diverse da quella folk, ma che hanno in comune l'uso del dialetto nel canto.

Prima di continuare nella lettura, bisogna sfatare un mito. Non è vero che una volta si cantava e ballava la pizzica-pizzica ogni sera, come oggi. Anzi, la pizzica-pizzica si suonava molto raramente e solo in poche zone, concentrate a macchia di leopardo in alcune zone, soprattutto del Sud Salento. Nel Nord Salento già dagli anni '50 del Secolo scorso era ormai scomparsa, forse a causa della vicinanza alla città e della "vergogna" che suscitava quel tipo di musica e i simboli ad essa collegati. La pizzica-pizzica si è diffusa massicciamente sin dagli anni '90 del secolo scorso, mentre la più comune musica popolare era quella dei canti alla stisa, dei canti a para uce, degli stornelli e di tutti gli altri canti (di lavoro, di protesta, ecc.) non accompagnati dal tamburello oppure basati su altri ritmi.

Spesso la gente si ritrovava, d'estate, seduta davanti casa, a parlare del più e del meno e, magari, con sottofondo i suoni della natura, s'iniziava un canto. Ma il più dei canti alla stisa è nato nelle campagne, durante le faticose giornate di lavoro, nelle fabbriche del tabacco, nelle osterie (le putee te mieru) e, più in generale, nei momenti di collettività.

La pizzica-pizzica era legata a due fenomeni: al tarantismo (cioè ad un fenomeno di sofferenza) e alla scherma (cioè ad una sorta di duello). Al di fuori di queste due realtà, si suonava ben poco. Addirittura in alcune zone del Salento era anche difficile reperire dei suonatori per la cura del tarantismo (dintorni di Otranto), mentre in altre zone erano attivi numerosi musicisti (Nardò, Seclì, Aradeo, Galatone, Cutrofiano).

 

I canti alla stisa

Il canto alla stisa è un canto ad una sola voce o a più voci, senza l'uso degli strumenti musicali. Il nome stisa dipende dal fatto che la voce si stendeva e girava intorno alle note. Gli esecutori, in questi canti, cercavano appositamente delle intonature che - secondo i canoni di bellezza vocale attali - appaiono delle stonature. In realtà tale impostazione era voluta, anche perché la maggior parte dei canti alla stisa si eseguivano in aperta campagna e l'obiettivo era anche quello di essere sentiti a lunghe distanze. Inoltre i canti alla stisa non erano quasi mai ritmati, proprio perché si adattavano al contesto in cui si eseguivano. Per esempio, durante la raccolta delle olive, il canto si adattava al momento della pausa, alla fatica del suo esecutore e, più in generale, ai tempi variabili del lavoro agricolo.

 

Struttura dei canti alla stisa
I canti alla stisa potevano essere effettuati ad una sola voce oppure a più voci. In questo caso non si trattava di canti in coro, ma ogni componente aveva un suo ruolo. Pur non esistendo dei ruoli rigidamente codificati (come nel canto a tenore sardo), possiamo identificare 4 ruoli: una voce principale, che porta il canto; la controvoce, alta, di terza, che serve ad abbellire il canto; i bassi, che si intrecciano con la controvoce e danno un rudimentale aspetto ritmico. Infine, una voce di tonalità alta, spesso in falsetto, quando a farla sono gli uomini, che serve a chiudere l'accordo in alto: la paravoce.

 

I canti a para uce

Come anticipato, una diversa e più complessa esecuzione del canto alla stisa è il canto a para uce. Che letteralmente significa: a voci unite. Ma nei canti popolari salentini le voci non si mescolano, ognuna resta distinta, in un gioco che spesso diventa sfida tra i vari cantori.

In passato, nella civiltà contadina, non era inusuale che qualcuno uscisse con l'esortazione 'ncigna ca te sicutamu (inizia e noi ti seguiamo), dando così lo spunto per l'avvio del canto. Ed iniziava la voce principale. Poi, piano piano, si aggiungevano le altre voci: la seconda, la controvoce, i bassi e la parauce.

In questo tipo di canto le analogie con il canto delle cicale sono molte, sia nella melodia che nella ritmica.

Nel canto a para uce (come, d'altronde, in tutti i canti alla stisa) le voci non si ponevano in coro, anzi, l'obiettivo era quello di mantenere toni distinti e di far emergere, nel coro, ogni singola voce.

Un ascolto di uno dei canti a para uce farà comprendere meglio l'unicità di questo tipo di esecuzione canora.

 

Stornelli

Gli stornelli sono brevi strofe rimate, cantate solitamente in coppia, dove i due (o più) esecutori cantano a turno. Nel canto può avvenire una "sfida" a suon di rime oppure un racconto vero e proprio dove ogni esecutore continua la storia. Spesso sono improvvisate, ma ricalcano uno schema fonetico ben preciso. Il canto può essere alla stisa oppure accompagnato da strumenti musicali (chitarra, organetto, tamburello, cupa-cupa).  

Curiosità. In alcuni casi si sentiva parlare, in passato, di tarantelle in riferimento agli stornelli salentini. L'accostamento non è chiaro e non vi sono molti approfondimenti sul tema. Forse l'accostamento tarantella/stornelli è dettato dal fatto che la pizzica ha mantenuto, nella famiglia delle tarantelle, una sua denominazione autonoma, e dunque può darsi che alcuni cantori indicassero come “tarantella” tutto ciò che ha a che fare con i ritmi e le melodie popolari, ma non è pizzica-pizzica.

 

Gli altri canti della tradizione salentina

Altri canti tipici erano i canti di natale, spesso suonati con l'uso della sola zampogna e della cupa-cupa, i canti di lavoro, ossia quelli più comuni fino agli anni '50-'60 del secolo scorso; i canti di sdegno e di protesta; quelli dei carrettieri, quelli d'amore, le nenie funebri, i canti d'invettiva e dileggio e quelli festivi, accompagnati o no dal tamburello. Scopri tutti i canti salentini divisi per categorie.

Tutti questi canti rappresentano un ricco repertorio della cultura musicale popolare che, di per sé, coinvolge le vicende umane più disparate e che accompagnava i nostri avi per tutto l'arco della propria vita.

Una volta si cantava per alleviare la fatica del lavoro, per esorcizzare la propria condizione di poveri, per sopportare la fatica. Il canto, poi, giungeva prima alle orecchie di chi ascoltava, soprattutto se usato per informare, denunciare, creare coscienza politica.

Curiosità. In alcuni casi si sentiva parlare, in passato, di tarantelle in riferimento agli stornelli salentini. L'accostamento non è chiaro e non vi sono molti approfondimenti sul tema. Forse l'accostamento tarantella/stornelli è dettato dal fatto che la pizzica ha mantenuto, nella famiglia delle tarantelle, una sua denominazione autonoma, e dunque può darsi che alcuni cantori indicassero come “tarantella” tutto ciò che ha a che fare con i ritmi e le melodie popolari, ma non è pizzica-pizzica.

 

La musica attuale

Gruppo Aramirè
Gruppo Aramirè

A seguito della riscoperta dei canti popolari salentini, la musica tradizionale salentina ha cambiato completamente funzione: da mezzo per raccontare storie e per veicolare dei messaggi, è diventata un forte richiamo turistico. Scomparsa la civiltà contadina, questi canti hanno perso di significato, ma la pizzica-pizzica è sopravvissuta e si sono formati negli anni numerosi gruppi di riproposta, che tuttavia si sono limitati a proporre i canti tradizionali, congelandosi quasi fossero delle cover e, soprattutto, senza evolverli, modificarli, adattarli ai tempi attuali, come invece si faceva un tempo.

In questo contesto sono rari gli esempi di artisti locali che hanno provato ad evolvere la musica sotto due profili.

Sul profilo testuale, significativo è l'esempio del gruppo Aramirè - Compagnia di musica salentina, che hanno dato ampio risalto alle tematiche sociali attuali. Il gruppo si è sciolto però nel 2007 proprio in polemica con la piega commerciale che iniziava già qualche anno prima a prendere la musica popolare.

 

Anna Cinzia Villani
Anna Cinzia Villani

Un'artista cresciuta nella società contadina e successivamente maturata artisticamente e culturalmente, tanto da essere divenuta una sorta di sintesi tra evoluzione musicale e memoria, è Anna Cinzia Villani.

 

 

 

Gruppo Mascarimirì
Gruppo Mascarimirì

Sul profilo musicale, interessante è il progetto del gruppo Mascarimirì, che lega la pizzica-pizzica ad altre musicalità (gitane, orientali, dub, etc.).

I Mascarimirì sono anche impegnati nel recupero delle sonorità tradizionali unendo la ricerca sonora alla critica della banalizzazione della musica popolare.

 

Gruppo Officina Zoè
Gruppo Officina Zoè

Sempre sul profilo musicale va dato risalto al gruppo Officina Zoè, che ha saputo evolvere la musica popolare salentina proponendo sonorità tradizionali, ma allo stesso tempo nuove, con un pathos e una ricerca stilistica di pregio. Ascoltate due brani che, tra l'altro sono le colonne sonore del film "Sangue vivo", di E. Winspeare.

 

Canzoniere Grecanico Salentino
Canzoniere Grecanico Salentino

Sul profilo musicale e testuale grande attenzione merita il Canzoniere Grecanico Salentino, fondato nel 1975 da Rina Durante. Il canto proposto è pregevole non solo per il testo, ma anche perché il video è stato girato nella sede dell'ACAIT di Tricase.

 

Mino De Santis
Mino De Santis

Una grande attenzione merita Mino De Santis, cantautore salentino originario di Tuglie, che ha saputo analizzare pezzi di vita, di usi e costumi sia vecchi che nuovi, e tradurli in canto, mischiando sapientemente nel canto l'uso del dialetto e dell'italiano. Però poco ha a che fare con la musica popolare, avendo scelto ben altri generi.

 

Sud Sound System
Sud Sound System

Va ricordato l'esempio dei Sud Sound System, che hanno scelto - sin dalla fine degli anni '80 - di cantare in dialetto usando altre sonorità: il reggae e il ragamuffin. Il loro impegno politico e sociale a difesa del territorio è sempre presente in ogni canzone.

 

Andrea Baccassino
Andrea Baccassino

Infine un cenno merita lo showman Andrea Baccassino, di Nardò. Ha scelto di raccontare storie verosimili, con testi divertenti e usando come base canzoni famose, ovviamente in dialetto (con una ricerca di termini ed espressioni spesso dimenticate).

 


La quasi totalità dei gruppi musicali salentini del genere popolare è del tutto omogenea. Qualcuno aggiunge al gruppo un violino, qualcun altro una batteria o un basso, ma il repertorio è pressoché simile e basato su massimo una ventina di canti. Ovviamente non mancano pizzicarella mia pizzicarellà e Santu Paulu mia delle tarante suonati a ritmo forsennato, perché il turismo di massa pretende lo sballo e la musica si piega al suo volere (questo capita sia sui palchi che nelle ronde...).

Tuttavia l'esempio dei Sud Sound System e di Mino de Santis (che richiamano ad ogni concerto un gran numero di persone) è sintomatico della volontà collettiva di aggiornare la musica e di ascoltare storie e vicende attuali. In altre parole questi artisti hanno colmato un vuoto lasciato dagli attuali esecutori di musica popolare.

 

Fonte: laputea.com