Personaggi illustri

Il Salento ha dato i natali numerosi personaggi più o meno famosi ed importanti e che in qualche modo hanno dato un loro importante contributo nel campo in cui operavano.

Un elenco dei più importanti personaggi, in continuo aggiornamento.

 

 

Quinto Ennio

Quinto Ennio
Quinto Ennio

Rudiae (239-Roma, 169 a.C.). Poeta latino. Fiero figlio dei Messapi, iniziò a studiare il greco sin dalla tenera età e imparò ben presto il greco, il latino e l'osco (un'antica lingua parlata in alcune zone del Meridione). Ebbe l'intelligenza di arrularsi con i Romani nella seconda guerra punica, contro Cartagine, dove fu notato da Catone per le sue doti da linguista, poeta e scrittore. Catone lo portò a Roma nel 204 e qui ebbe la fortuna di conoscere molti intellettuali. Successivamente conobbe Scipione l'Africano e a lui dedicò una parte della sua opera più imponente: gli Annales, un poema in cui si celebrava la grandezza di Roma e in cui uscì tutta la genialità letteraria del poeta. Scrisse gli Annales, Satire e Tragedie dì argomento mitologico,

 

 

Antonio De Ferrariis

Antonio De Ferrariis
Antonio De Ferrariis

Martignano, 5 maggio 1721 – Napoli, 30 gennaio 1793. Palmieri è stata una delle più importanti personalità dell'Illuminismo italiano.

Fu allievo dei Gesuiti e seguitò la carriera militare fino a diventare colonnello. Lasciò la carriera militare e divenne uno dei più fermi sostenitori del progresso agricolo in Salento e dello sviluppo della scienza economica. Nel 1791, due anni prima della morte, assunse la direzione del Supremo Consiglio delle Finanze del Regno di Napoli. Grande sostenitore dell'abbattimento del regime feudale, fu promotore di leggi per le scorte di cereali e delle altre derrate alimentari (leggi annonarie) e di riforme di codici e di istituti. Tra le sue opere si ricordano: Riflessioni critiche sull'arte della guerra (1761); Riflessioni sulla pubblica felicità relativamente al Regno di Napoli e altri scritti (1788); Della ricchezza nazionale (1792).

A lui è dedicato uno dei più importanti licei classici della Provincia di Lecce, il liceo Palmieri, sito in viale dell'Università a Lecce.

 

 

Antonio De Viti De Marco

Antonio De Viti De Marco
Antonio De Viti De Marco

Antonio De Viti De Marco è stato uno dei più grandi economisti italiani.

Nato a Lecce il 30 settembre 1858 e morto a Roma il 1° dicembre 1943, visse dapprima a Casamassella, piccola frazione di Uggiano la Chiesa e poi a Lecce, dove compì gli studi classici presso il liceo Palmieri. Si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Roma, ma ben presto scoprì la sua inclinazione per la scienza delle finanze. Laureatosi a Napoli, acquistò e divenne direttore del Giornale degli economisti, che gli diede fama, tanto che ben presto fu eletto deputato con il partito radicale. Democratico e liberale, capì sin da subito l'enorme pregiudizio dettato dalle politiche protezionistiche e fu uno strenuo oppositore di Crispi e Giolitti. Fu anche un grande meridionalista, accanto a Gaetano Salvemini, puntando spesso l'indice contro le politiche antimeridionali che sin da allora caratterizzavano l'azione dello Stato italiano.

Fu anche un oppositore del regime fascista. Rifiutò la nomina a Senatore da parte dello stesso Mussolini e si ritirò dalla vita pubblica, tornando nella sua Casamassella, dove completò una delle sue più grandi opere: "I primi principi dell'economia finanziaria", tradotta in varie lingue e fonte di ispirazione per numerosi economisti.

 

 

Alfredo Codacci Pisanelli

Alfredo Codacci Pisanelli
Alfredo Codacci Pisanelli

Alfredo Codacci Pisanelli fu Giurista e uomo politico italiano (Firenze 1861 - Roma 1929). Avvocato, deputato al parlamento dal 1897 al 1929, del gruppo della destra di A. Salandra, fu sottosegretario di stato al Tesoro nel ministero Giolitti (1904-05) e nel 1º ministero Sonnino (1906) e all'Agricoltura nel 2º ministero Sonnino (1909-10). Prof. di diritto amministrativo a Pisa, di scienza dell'amministrazione a Roma, ha notevolmente contribuito alla prima sistemazione di questi rami del diritto. Fra le opere: Il dogma della sovranità popolare (1881), Le azioni popolari (1887), Scritti di diritto pubblico (1900), Lezioni di diritto amministrativo (1901), Politica agraria (1906), Lezioni di scienza dell'amministrazione (1928).

Ebbe uno strettissimo rapporto con il Salento, tanto che vi soggiornò più volte. Fu lui a fondare, Il 28 dicembre 1902, con rogito del notaio Francesco Scolozzi di Montesano Salentino, il “Consorzio Agrario Cooperativo del Capo di Leuca”, successivamente divenuto ACAIT (Azienda Cooperativa Agricola Industriale Tricase), un'Azienda che si occupava della produzione e commercializzazione del tabacco e che diede lavoro, per quasi un secolo, a migliaia di donne salentine e che contribuì a far diventare il Salento il primo e più importante produttore di tabacchi di qualità del mondo. L'ACAIT, tra alterne vicende, chiuderà nel 1995. Il 21 luglio 2003 ne acquista la proprietà il Comune di Tricase.

 

 

Carmelo Bene

Carmelo Bene
Carmelo Bene

Carmelo Bene, nato a Campi Salentina il 1.09.1937 e deceduto a Roma il 16.03.2002, è stato uno dei più grandi attori e drammaturghi della storia teatrale italiana.

Grande poeta e scrittore, ha sempre visto l'arte come una provocazione e ha vissuto la sua vita con questa filosofia: provocando ed eccedendo. I suoi "eccessi" e le sue provocazioni sociali, politiche e culturali lo hanno reso uno degli artisti più stimati e conosciuti al mondo.

 

 

Vittorio Bodini

Vittorio Bodini
Vittorio Bodini

Vittorio Bodini (Bari, 6 gennaio 1914 – Roma, 19 dicembre 1970) nasce a Bari da genitori leccesi, successivamente studia e si forma a Lecce. A soli diciott'anni fonda il gruppo futurista “Futurblocco”. Compie gli studi universitari a Firenze dove si laurea in Filosofia e frequenta personalità di spicco come Eugenio Montale nel mitico caffè “Giubbe Rosse”. Torna a Lecce e fonda la terza pagina della rivista “Vedetta Mediterranea” e collabora con “Libera Voce”.

Nel 1946 si trasferisce in Spagna e coglie le affinità tra il popolo salentino e quello spagnolo: un Sud mediterraneo legato da un senso tragico della vita, dalla sontuosità barocca, dalla musicalità del Duende. Grande ispanista, traduce il teatro di Garcia Lorca, il “Don Chisotte” di Cervantes per l’editore Enaudi, e inoltre Pablo Neruda, Gongòra e altri tra cui Rafael Alberti di cui diviene grande amico. La sua continua ed infaticabile attività di promotore culturale e critico si affianca a quella di insegnante di scuola a Lecce e nelle Università di Bari e Pescara. Tra le sue opere più significative la raccolta poetica La luna dei Borboni (1952) e Dopo la luna (1956).

Di Bodini si ricorda un suo celebre scritto sull'occupazione delle terre d'Arneo.

 

 

Antonio Verri

Antonio Verri
Antonio Verri

Uno dei massimi poeti del Salento. Questo è Antonio Verri.

Nato a Caprarica di Lecce il 22 febbraio 1949 e deceduto il 9 maggio 1993 per un incidente stradale, Verri fu non solo un poeta, ma un coraggioso editore. Riuscì nel suo intento di stampare, per 12 giorni consecutivi, un giornale di sole poesie, il Quotidiano dei poeti, stampato a Maglie e distribuito incredibilmente e senza alcuna spesa, solo servendosi di amici e conoscenti, a Bari, Napoli, Roma, Matera, Perugia, Milano, Trento e Belluno.

Oltre alla poesia Verri amava la musica popolare, i racconti, i cunti e le leggende del suo Salento. Dopo una breve esperienza in Svizzera, a Zurigo, decise di tornare a Caprarica e di impegnarsi fattivamente nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali.

Le sue opere maggiori:
Il pane sotto la neve. Pensionante de' Saraceni (1983)
Il fabbricante d’armonia: Antonio Galateo (1985)
La cultura dei tao. Nel catalogo della mostra fotografica "La cultura contadina" (1986)
La Betissa (1987)
I trofei della città di Guisnes. Il Laboratorio (1988)
Ballyhoo Ballyhoo. Pensionante de' Saraceni (1990)
E per cuore una grossa vocale. Pensionante de' Saraceni (1990)
Il naviglio innocente (1990)
Bucherer l’orologiaio (opera postuma) (1995)

Sin dall'anno della scomparsa di Verri fu costituito a Lecce il "Fondo Verri", un'Associazione culturale che ha lo scopo di tutelare, valorizzare e promuovere la poesia, le tradizioni popolari e la ricerca musicale del Salento.

 

 

Rina Durante

Rina Durante
Rina Durante

Caterina “Rina” Durante (Melendugno, 29 ottobre 1928 - 25 dicembre 2004) fu una scrittrice, giornalista e critica letteraria. Sempre generosamente impegnata nella militanza politico-culturale, ricoprì un ruolo importante nella letteratura e cultura salentina della seconda metà del 900. Trascorse l’infanzia a Saseno, un’isola albanese, dove il padre era comandante di una Batteria della reggia Marina militare per ritornare in patria allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Fin dalla giovinezza frequentò i più importanti intellettuali salentini: Vittorio Bodini, Oreste Macrì, Vittorio Pagano. Partecipò alla rivista “Critone” e si confrontò con la più avanzata cultura internazionale. Alla ricerca delle radici culturali salentine, fu tra i primi a condurre ricerche etnomusicali, e fondò il Canzoniere grecanico salentino, curandone i canti in terra d’Otranto e della Grecia Salentina. Vasta è la sua produzione letteraria tra cui il romanzo “La Malapianta”, ”Da verga a Balestrini–antologia della condizione meridionale” scrisse per il teatro “Ballata Salentina”; per il cinema curò il soggetto e la sceneggiatura del film “ Il Tramontana” e “ La sposa di San Paolo”.

L’ultimo suo libro, “L’oro del Salento”, tratta una storia sociale dell’olio d’oliva in terra d’Otranto.

 

 

Liborio Romano

Liborio Romano
Liborio Romano

Originario di Patù, piccolo paese del Sud Salento, Liborio (Patù, 27 ottobre 1794 – Patù, 17 luglio 1867) fu dapprima docente di diritto Civile e Commerciale presso l'Università di Napoli e poi politico, sia sotto il regno borbonico che quello d'Italia, senza soluzione di continuità.

Liborio Romano, proprio per questa doppia anima (lealista con i Borboni e stretto collaboratore di Cavour e Garibaldi, tanto che da questi ottenne la conferma della precedente carica di Ministro dell'Interno e di Polizia), fu tacciato dalla storia come una sorta di infame, imbroglione e doppiogiochista. Ma la storia è stata frettolosamente ingiusta con quest'uomo, simbolo, invece, del disagio del mondo contadino - di cui lui ha fatto parte in virtù delle sue origini e del suo stretto legame con il Salento e la sua Patù - nei confronti della politica borbonica di repressione dei moti contadini nonché attento lettore della realtà e dell'ineluttabile declino del regno borbonico.

Liborio Romano sapeva perfettamente che l'Unità d'Italia si sarebbe realizzata e fece in modo di convincere re Ferdinando II ad abbandonare la reggenza spontaneamente, evitando inutili spargimenti di sangue.

Fu un uomo odiato e amato. Perseguito e osannato. Ma fu il vero e proprio portavoce del Meridione nel nascente Regno d'Italia. Nelle prime elezioni politiche del 1861 fu eletto in ben otto circoscrizioni, ottenendo più di 400.000 preferenze, tanto da essere in assoluto il candidato più votato di tutto il regno, giocandosela, in alcune circoscrizioni, con il più noto Silvio Spaventa.

Liborio, però, commise un errore di prospettiva, in buona fede. Non fu in grado di prevedere le mosse sabaude successive, quelle politiche, insomma, di impoverimento programmato del Sud Italia, convinto, invece, che avrebbe ottenuto benefici dalle politiche unitarie e dalla nascente repubblica.

A riprova di quanto anzidetto, Liborio, non appena iniziò a scorgere i disegni sabaudi, prese a scrivere a Cavour, indicando precisamente e ampiamente tutte le problematiche che riuscì a riscontrare nel Meridione. Cavour, dal canto suo, s'impegnò fortemente ad incontrare Romano per trovare una soluzione alla nascente questione meridionale, ma morì prima di farlo (6 giugno 1861).

Insomma, molti videro nell'Unità d'Italia la speranza di cambiamento per le genti del Sud, una speranza che si vanificò quasi subito, tanto che nel 1865 l'anziano Liborio Romano, stanco e (immagino) avvilito, si ritirò a vita privata, tornando nella sua Patù fino al 1867, anno della sua morte.

 

 

Renata Fonte

Renata Fonte
Renata Fonte

Nata a Nardò il 10 marzo del 1951 e morta a Nardò il 31 marzo 1984, dopo una breve esperienza fuori dal suo paese, divenne assessore alla Cultura con il Partito Repubblicano. Fu anche una grande attivista dell'UDI (Unione Donne Italiane). Una delle poche donne in politica in quegli anni, quando di donne in politica ce n'erano davvero poche, fu in grado di fermare da sola un piano regolatore che avrebbe sottratto 70 ettari allo splendido parco di Portoselvaggio per farne un villaggio vacanze...

Per uno stupido scherzo del destino fu uccisa sotto ai portici di corso Galliano a Nardò. Infatti i mandanti dell'omicidio vollero minacciarla e farla desistere, ma gli esecutori probabilmente si fecero scappare la mano, uccidendola.

Difatti affrontò a viso aperto, sia in Consiglio Comunale che fuori, i palazzinari che, forti dei piani di lottizzazione ormai dati per certi, volevano sottrarre ben 70 ettari di terra a quella che viene definita una delle più belle oasi naturalistiche del Meridione.

L'intento dei palazzinari locali era quello di creare una serie di villaggi turistici, alberghi e strutture ricettive proprio nel cuore di Porto Selvaggio.

Lei li sfidò e sollevò la questione dinanzi alla cittadinanza e ai media, che la aiutarono. Ma un giorno venne uccisa da due sicari inviati proprio - si dice - dai suoi stessi colleghi del Partito Repubblicano.

Comunemente si ritiene che sia stata una "vittima di mafia", ma la mafia, in questa situazione, non c'entra affatto. Difatti né i mandanti dell'omicidio né gli esecutori materiali appartenevano a cosche mafiose.

Questo, certamente, non sminuisce il sacrificio di una donna coraggiosa, forte, impegnata anche nel sociale a difesa dei diritti delle donne, una delle prime donne in politica nel Salento degli anni '80. Semplicemente appare importante precisare gli avvenimenti storici.

 

 

Tito Schipa

Tito Schipa
Tito Schipa

Raffaele Attilio Amedeo Schipa nasce a Lecce, quarto figlio di una famiglia modesta (il padre Luigi è guardia daziaria) nel quartiere popolare delle Scalze negli ultimi giorni del 1888, ma viene iscritto all'anagrafe il 2 Gennaio 89 per questioni di leva militare.

Il suo sovrannaturale talento vocale viene notato immediatamente dal maestro elementare Giovanni Albani poi da tutta Lecce, per cui fu sempre "propheta in patria".

Con l'arrivo da Napoli del vescovo napoletano Gennaro Trama (1902) vero talent scout dell'epoca, l'avvio all'arte del giovane talento, soprannominato ormai "Titu" (piccoletto), è garantito con la sua entrata in seminario, dove studierà anche da compositore.

Dopo un'adolescenza piuttosto agitata nella sua città natale, dove dà prova, oltre che del suo talento artistico, anche della sua predisposizione all'avventura e alla seduzione, su consiglio del suo miglior maestro di canto, Alceste Gerunda, Tito "emigra" a Milano per completare gli studi con Emilio Piccoli e cercare l'occasione di debutto (naturalmente a pagamento) che avviene a Vercelli con una Traviata(4 Febbraio 1909).

Il successo non è immediato (le caratteristiche vocali del ragazzo sono del tutto inconsuete per il pubblico medio dell'epoca) ma la progressione è sicura e costante, fino a che, dopo una lunga routine di formazione nella compagnia operistica di Giuseppe Borboni, culminata a Roma per l'Esposizione Universale del 1911, il primo trionfo lo aspetta a Napoli nella stagione del 1914 diretta da Leopoldo Mugnone, dove con una Tosca leggendaria il nome d'arte "Tito Schipa" si impone definitivamente alle cronache artistiche e mondane.

Il successo lo porta subito in Spagna, e lo spagnolo è la lingua più esemplare della sua naturale predisposizione poliglotta (ne parlerà correntemente quattro e ne canterà undici compreso l'aborigeno australiano più, come ripeteva, il napoletano) il che lo aiuta a conquistare con facilità il cuore degli spagnoli, orfani del loro idolo, il tenore catanese Giuseppe Anselmi.

Con una Manon del 14 Gennaio 1918 al Real di Madrid anche il primo trionfo all'estero è assicurato.

Segue un periodo di viaggi tra la Spagna e il Sud America, dove si gettano le fondamenta di un lungo intenso rapporto con il pubblico, specialmente argentino. Ma la guerra, col pericolo dei sottomarini, vede il giovane Schipa intentare e vincere una causa con la sua agenzia artistica per farsi riconoscere il diritto a non navigare fino alla cessazione delle ostilità.

Il 1919 è l'anno dell'approdo negli Stati Uniti, invitato dalla soprano Scozzese Mary Garden e dall'impresario Cleofonte Campanini, che insieme gestiscono la Civic Opera di Chicago. Qui sposa la soubrette francese Antoinette Michel d'Ogoy, conosciuta a Montecarlo in occasione della prima assoluta di La Rondine di Giacomo Puccini, da cui avrà due figlie, Elena e Liana.

Questa volta è Rigoletto l'opera del debutto trionfale a Chicago (4 Dicembre). Inizia per Tito Schipa l'avventura statunitense, cominciata come probabile successore di Caruso ma in realtà definitasi come quella dell'Anti-Caruso per eccellenza, che lo vede tenore stabile di Chicago per 15 anni, indi primo tenore al Metropolitan di New York, ormai tra i più famosi e i più pagati cantanti dell'epoca, specialmente nella categoria del "tenore leggero" o "di grazia" dove si assicura il titolo di massimo interprete d'ogni tempo.

La permanenza e la quasi naturalizzazione americana comportano, per il carattere dinamico e curioso del soggetto, una serie di coinvolgimenti artistici, mondani e sociali di grande importanza e spesso di grande rischio :

Progetta di scrivere un'opera-jazz (quindici anni prima di Gershwin), si avvicina al repertorio leggero spagnolo e napoletano con risultati insuperati nell'ambito tenorile (grazie anche alla amicizia e collaborazione con gli autori José Padilla e Richard Barthelemy), si apre all'esperienza del nuovo cinema sonoro diventando anche un più che discreto attore di musicals (Vivere! del 1937 capeggerà il box-office italiano sia con la pellicola stessa che con le due canzoni di Bixio incluse, Vivere e Torna piccina mia), si compromette con i gangster di Al Capone venendone classicamente prima ricattato poi blandito, colleziona onorificenze e riconoscimenti prestigiosi, tra cui la Legion d'Onore francese, passa da un'avventura sentimentale all'altra con risultati disastrosi per il suo matrimonio, e soprattutto guadagna cifre vertiginose che sperpera con abilità diabolica, rimbalzando continuamente dalla classifica degli uomini più ricchi del mondo a quella di bersaglio ideale per le stangate di ogni tipo.

La seconda guerra mondiale e il suo nuovo legame sentimentale con l'attrice Caterina Boratto, che lo riavvicina all'Italia, lo portano a coinvolgimenti eccessivi con il regime fascista, soprattutto per l'antica amicizia personale con Achille Starace, suo conterraneo. L'America del pre-maccartismo lo dichiara indesiderato, e lo stesso fa l'Italia del Teatro alla Scala appena restaurato e riaperto.

L'opera di autocritica e di rigenerazione è lunga e faticosa, ma a metà degli anni '40 il cinquantenne Tito Schipa è pronto a ripartire per un'altra lunga fetta di carriera che lo porta davanti ai pubblici di tutto il pianeta con la sola esclusione di Cina e Giappone.

Nel 1944 conosce l'attrice Teresa Borgna, in arte Diana Prandi, che sposerà nel 1947 e da cui avrà Tito Jr.

Nel 1956 un invito a dirigere una scuola di canto a Budapest lo porta per la prima volta oltre cortina, esperienza che culminerà con la presidenza della giuria del festival della gioventù a Mosca nel 1957. Le sue nuove simpatie per il pubblico sovietico gli fruttano i sospetti dei servizi segreti italiani, che gli dedicano un fascicolo del SIFAR e boicottano il suo progetto di aprire un'Accadenia di canto in Italia sotto gli auspici del Quirinale.

Accusato stavolta di filocomunismo, vittima di gravi traversie economiche e coinvolto in manovre poco chiare di alcuni suoi manager e collaboratori, è costretto a tornare negli Stati Uniti, dove viene accolto, ancora una volta, con entusiasmo.

La scuola di canto nasce a New York, ed è mentre insegna canto che il diabete contratto negli anni '40 lo porta a morte il 16 Dicembre 1965, settantasettenne, dopo una carriera di 57 anni, del tutto straordinaria in un cantante lirico per lunghezza, varietà e glamour .

Specializzatosi in un repertorio limitatissimo (segreto della sua strabiliante longevità vocale) Tito Schipa ha raggiunto i vertici della sua Arte nei tre ruoli di protagonista di Werther di Massenet, di L'Elisir d'Amore di Donizetti e di L'Arlesiana di Cilea, in cui resta a tutt'oggi insuperato e forse insuperabile, oltre che nel repertorio classico della canzone spagnola e napoletana.

 

 

Uccio Aloisi

Uccio Aloisi
Uccio Aloisi

Uccio Aloisi (Cutrofiano, 1 ottobre 1928 – Cutrofiano, 21 ottobre 2010) è stato uno dei più grandi cantori del Salento, ponte tra la musica tradizionale e la riscoperta, un vero trascinatore e personaggio carismatico, instancabile esecutore di numerosissimi brani tradizionali, viene ricordato non solo per la sua energia, che mostrava sui palchi di tutta Italia, ma anche per la sua profonda umiltà e il legame con la terra, che ha sempre conservato, anche durante gli anni del successo.

Fu uno dei pochi personaggi della musica popolare salentina a continuare a cantare anche nel periodo in cui la musica folk veniva vista come un elemento retrogrado e da dimenticare, simbolo di un cattivo passato da dimenticare e in antitesi con la nascente musica leggera e con i modelli culturali dominanti.

Uccio, di estrazione contadina e contadino esso stesso, fino alla sua scomparsa, imparò sin dal periodo della giovinezza una mole sterminata di canti, stornelli, rime e musiche di matrice popolare. Negli anni '70 costituì un gruppetto di musicisti, tra cui Uccio Bandello e Uccio Melissano (da qui il nome "Li Ucci") con cui allietava le serate tra amici e nelle osterie.

Con l'esplodere del folk-revival, Uccio divenne un simbolo della riscoperta della musica popolare salentina e si esibì in numerosi spettacoli live, tra cui la Notte della Taranta.

Oggi un grande festival lo ricorda: Li Ucci festival, che si tiene ogni anno nella sua Cutrofiano ad ottobre. 

 

 

Giuseppe Mighali

Giuseppe Mighali
Giuseppe Mighali

Giuseppe Mighali, in arte Pino Zimba (Aradeo, 18 luglio 1952 - Aradeo, 13 febbraio 2008), è stato uno dei maggiori portatori della tradizione musicale salentina.

Il nome Zimba si dice fosse attribuito al fatto che un suo antenato, un giorno, durante la festa patronale, si sia messo in coda alla banda e avesse imitato il suono della tromba con un zim-ba-ba zim-ba-ba. Da allora fu chiamato lu zimba.

Pino apparteneva ad una famiglia di tarantati e di guaritori di tarantati. Il padre, per esempio, fu tarantato e lui stesso raccontò tempo fa che fu guarito dalla nonna, gli zii e un cugino, i quali improvvisarono un'orchestrina come metodo classico di guarigione.

Lo stesso Pino, da sempre cresciuto nel mito del tarantismo e nell'arte del suono del tamburello, guarì diverse tarantate, l'ultima delle quali nel 2000.

Del resto proveniva da una famiglia di tarantati e guaritori di tarantati, così come ci racconta lo stesso Pino nel libro Zimba, voci, suoni ritmi di Aradeo, in cui è allegato un CD contenente 23 canti, registrati tra il 1976 e il 1978.

Pino Zimba ha rappresentato un ponte tra vecchio e nuovo, tra il tarantismo e il neo-tarantismo, tanto da essere uno dei personaggi chiave della riscoperta delle musiche del tarantismo, che spesso rappresentava sui palchi, con maestria e grande spirito di coinvolgimento.

 

 

Luigi Stifani

Luigi Stifani
Luigi Stifani

Luigi Stifani, detto "il medico delle tarantate", perché ha curato, con la sua musica, numerose donne colpite dal male del tarantismo. Stifani è stato un barbiere/musicista poliedrico, imparando dal nulla a suonare il mandolino e poi, con la tecnica appresa, il violino. Compositore di molte arie, tra cui la celebre "pizzica indiavolata", ha tenuto un diario, edito da Aramirè, in cui annotava i casi di tarantismo, le possibili cure, le opinioni personali sul fenomeno e gli spartiti delle sue musiche. E' stato il personaggio che ha reso possibile l'ingresso ad Ernesto De Martino, il celebre etnoantropologo autore del libro "la terra del rimorso", nel difficile e serrato ambiente salentino degli anni '50 del secolo passato.

 

 

Giovanni Sancesario

Giovanni Sancesario
Giovanni Sancesario

Giovanni Sancesario (Nociglia, 1933-2006), detto da tutti mesciu Ninu, è stato di sicuro il più grande costruttore di tamburelli di tutti i tempi.

Per oltre 50 anni è stato l'unico portatore delle tecniche di costruzione dei tamburelli tradizionali salentini: la conciatura, il modo di tirare la pelle, l'inserimento di chiodi di legno, la cornice smussata, i sonagli fuocheggiati in latta e tanti altri piccoli particolari erano il frutto di un'arte millenaria, custodita e tramandata nella sua piccola bottega di Nociglia.

Per anni è stato l'unico (nel vero senso della parola) costruttore di tamburelli del Salento, anche negli anni in cui il tamburello rappresentava il simbolo del cattivo passato e veniva disprezzato dai giovani (anni '60-'80).

Scomparso nel 2006, l'anno successivo gli è stato dedicato un festival a Nociglia: Ballati! successivamente spostato a Muro Leccese.

 

 

Nicola Arigliano

Nicola Arigliano
Nicola Arigliano

Nicola Arigliano (Squinzano, 6 dicembre 1923 – Calimera, 30 marzo 2010) è stato un cantante italiano.

Noto al grande pubblico come interprete di successo nel panorama della musica leggera italiana, ha riscosso nella sua lunga carriera lusinghieri apprezzamenti anche come cantante di jazz.

Salvatore Napoli Leone
16FOTO: Salvatore Napoli Leone

Salvatore Napoli Leone, eclettico e geniale industriale, commerciante, pubblicitario (ecc. ecc.) neritino (ossia di Nardò). Nato nel 1905 e scomparso nel 1980, Salvatore fu adottato da Gregorio Leone, stimato industriale neritino del vino e dei liquori. Dal padre adottivo apprese l'arte della distillazione, e pian piano sperimentò numerose attività, alcune pioneristiche, passando dalla produzione di inchiostri, cosmesi, pasticceria, torrefazione caffè (era suo il più noto Gran Bar Pasticceria di Nardò), fino ad arrivare a quella dei coni gelati, delle bibite, ed infine operò nel campo pubblicitario, dell'editoria e della tipografia.

Di lui si parla in un bellissimo volume di Gianni Ferraris (curatore Marcello Gaballo), edito da Lupo Editore e Fondazione di Terra d'Otranto. Il volume si chiama, appunto, "Salvatore Napoli Leone, Genio in terra d'Otranto".

 

 

San Giuseppe da Copertino

San Giuseppe da Copertino
San Giuseppe da Copertino

San Giuseppe nacque a Copertino il 17 giugno del 1603 e morì ad Osimo il 18 settembre del 1663.

San Giuseppe si dice fosse un tipo molto simpatico e affabile e aveva due peculiarità: era un po' ciuccio a scuola, tanto che superò gli esami dopo lunghe difficoltà (comunque li ha superati, alla fine...) e sapeva volare... Già, perché si mormora che quando si trovava in stato di estasi faceva dei salti altissimi, che, secondo lui, servivano a far divertire e sorridere i santi e la Madonna, di cui nutriva una profonda venerazione. Quest'ultima particolarità gli ha attribuito il titolo di "Santo dei voli", ma anche un processo del Santo Uffizio per messianismo, tanto che venne più volte spostato in conventi isolati e, infine, assolto. Grazie all'assoluzione poté tornare dai suoi confratelli a Osimo, dove morì poco dopo. L'altra sua peculiarità gli ha attribuito il titolo di "Santo protettore degli studenti", invocato dagli studenti cattolici prima di sostenere un esame.

Da vedere la cappella in cui trascorreva lunghe ore di meditazione, a Copertino, presso il convento della Grottella, a due chilometri dal centro abitato, sita in una bellissima zona, tra il verde dei prati e le campagne che caratterizzano il meraviglioso paese di Copertino.

 

 

Giuseppe Candido

Giuseppe Candido
Giuseppe Candido

Giuseppe Candido (Lecce, 28 ottobre 1837 – Ischia, 4 luglio 1906) è stato un vescovo cattolico, fisico e inventore italiano.

Giuseppe Candido dopo essere entrato a 10 anni nel Collegio Reale dei Gesuiti dove manifestò grande entusiasmo per lo studio dell'elettricità grazie soprattutto al suo maestro p. Nicola Miozzi, conseguì a Napoli la laurea in matematica e fisica.

Non è conosciuta la data della sua ordinazione presbiterale. Il 18 novembre 1881, papa Leone XIII lo nominò vescovo titolare di Lampsaco e lo inviò come vescovo coadiutore alla sede di Nicastro, l'attuale Lamezia Terme. Il 1º giugno 1888 fu nominato vescovo di Ischia. Nell'isola continuò i suoi studi religiosi e fisici. Rinunciò alla diocesi il 4 febbraio 1901 ed ebbe il titolo vescovile di Cidonia. Proseguì gli studi fino alla morte, avvenuta il 4 luglio 1906, all'età di 68 anni. È sepolto nel Duomo di Ischia.

Ritornato nella città natale realizzò numerosi apparecchi elettrici utilizzati nelle abitazioni private della città, ma il suo impegno principale in campo elettrico è rappresentato dalla rete di orologi pubblici elettrici sincroni a Lecce negli anni compresi tra il 1868 e il 1874. Quest'opera che egli stesso costruì dopo averla progettata non aveva precedenti in Italia e fu una delle prime in Europa, rimanendo in funzione fino al 1937.

Tra le sue invenzioni annoveriamo la pila a diaframma regolatore, il pendolo elettromagnetico sessagesimale ed il brevetto di un gassogeno automatico.

 

 

Filippo Briganti

Filippo Briganti
Filippo Briganti

Gallipoli (1725-S04). Economista. Visse quasi tutta la sua vita a Napoli e qui vi morì. Studiò questioni riguardanti lo sviluppo e il progresso dei popoli in relazione alla produzione e sostenne che il mondo procede sempre verso un continuo miglioramento. La sua opera più importante è Esame economico del sistema civile.

 

 

 

 

 

 

 

Pietro Siciliani

Pietro Siciliani
Pietro Siciliani

Galatina (1835-1885). filosofo. Insegnò all'Università di Bologna e seguì la corrente detta «positivista». Fu convinto che l'educazione è il mezzo decisivo per il progresso dell'umanità in genere e di ogni singolo individuo in particolare. La sua opera maggiore, anche oggi molto letta, è La scienza dell'educazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gioacchino Toma

Gioacchino Toma
Gioacchino Toma

Galatina (1836-1891). Pittore. Appartenne alla scuola napoletana e fu tra i suoi migliori esponenti. I suoi capolavori sono: Luisa Sanfelice in carcere e La ruota dell'Annunciata conservate a Roma nella Galleria Nazionale di Arte Moderna. Fu anche fervido patriota e combattente del nostro Risorgimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Achille Costa

Achille Costa
Achille Costa

Lecce (1825-1896). Naturalista. Studiò appassionatamente moltissimi argomenti di storia naturale e continuò la poderosa opera Fauna del Regno di Napoli già iniziata dal padre, Oronzo Gabriele, nato ad Alessano (1787-1867).