Pizzica e tarantella salentina

La pizzica salentina
La pizzica salentina


Non si può parlare di Salento senza parlare della sua pizzica e della sua taranta.

Inserita nella più ampia tradizione popolare del sud d'Italia che vede la Tarantella e la Pizzica Pizzica come balli caratteristici delle terre che comprendono Campania, Basilicata, Sicilia, Calabria, Molise, passando da Taranto e Brindisi, la Pizzica Salentina rappresenta le sonorità più vivaci e ricche, affascinando soprattutto per il significato socio-culturale e il mistero intorno alle sue manifestazioni che manca nelle altre pizziche meridionali.

 

Castagnole o Castagnette o Nacchere
Castagnole o Castagnette o Nacchere

Nelle varie forme territoriali ci sono elementi comuni quali il balli a gruppo, l'uso delle castagnole, semplici sonagli in legno che si tengono stretti tra le mani, l'uso di determinati strumenti musicali come il violino, la fisarmonica, il tamburello, la chitarra, il mandolino, il flauto.

Il nome più usato con cui vengono indicate le diverse forme musicale è "tarantella", che deriva dal termine "taranta" usato nel sud d'Italia come contrazione dialettale della parola "tarantola" (dal latino: lycosa tarentula). Questo nome utilizzato in tutte le regioni quindi svela la derivazione dei diversi balli da una radice comune: il rito coreutica-musicale del Tarantismo sviluppatosi nei territori intorno alla città della Magna Grecia jonica Tarentum, l'attuale Taranto.

 

Tamburrello della Taranta
Tamburrello della Taranta

Il Salento è conosciuto nel mondo, non solo per la bellezza dei suoi luoghi e la ricchezza dei suoi monumenti ma anche per la forza trascinante e per il fascino delle sue tradizioni popolari. Il folklore salentino è cresciuto di importanza, rinnovandosi e vivendo una nuova giovinezza, grazie alla volontà dei salentini di mantenere vive le proprie tradizioni, non solo attraverso il ricordo delle manifestazioni che si svolgevano un tempo in questi luoghi, ma continuando a sentirle vive e attuali, facenti parte della realtà quotidiana odierna. Quindi la pizzica e le tarantate rappresentano uno spaccato di vita di ieri e di oggi, sono l'orgoglio della gente che vive in questi posti proiettata verso l'era della globalizzazione ma che riesce, in modo molto naturale e spontaneo, a conciliare questo mondo globalizzato con la propria identità locale.

Il fenomeno della pizzica parte dalla riscoperta e dalla valorizzazione della musica popolare salentina, riuscendo ad uscir fuori da una ristretta cerchia di ascoltatori locali, grazie a suoni caldi e ritmici, che hanno dimostrato di avere alte qualità artistiche al pari degli altri generi musicali di larga diffusione.

 

La notte della Taranta
La notte della Taranta

Le musiche "pizzicate" assumono per il Salento una grande importanza sociale e culturale, riuscendo a far radunare nelle piazze migliaia di persone trascinate dal suono del tamburello ed ipnotizzate dal ritmo incalzante delle ballate.

Le pizziche sono diventate un motivo per ritrovarsi tutti insieme, giovani, anziani e bambini, per le strade, nelle piazze o sulle spiagge, riscoprendo e fortificando i rapporti sociali spontanei tra persone troppo spesso costrette chiuse tra quattro mura dalle abitudini stressanti della vita moderna che porta verso un isolamento alienante.

La pizzica diventa un momento per aprirsi verso il mondo, per riscoprire la bellezza delle piccole cose e dei semplici gesti, per vivere momenti di unione e per comunicare con gli altri in modo istintivo, dimenticandosi dei problemi quotidiani e buttandosi alle spalle stress e preoccupazioni. Essa assume la forma di una valvola di sfogo, attraverso cui passano sotto forma di danze e canti, tutte le frustrazioni accumulate durante la propria quotidianità.

 

La pizzica
La pizzica

 

Attraverso la danza e la musica, due delle arti più antiche al mondo, due espressioni universali dell'uomo, quindi, il Salento riesce a parlare di sé e a farsi capire anche al di fuori dei suoi confini territoriali, riuscendo a coinvolgere anche genti venute da posti molto lontani.

La pizzica esprime sentimenti universali di libertà e rispetto per le diversità culturali e umane e va contro qualsiasi forma di oppressione, è un linguaggio aperto in cui convergono e si attuano in un piccolo microcosmo i concetti fondamentali di pace e solidarietà.

Le pizziche fanno parte della tradizione storica del Salento, un tempo ve ne erano tantissime, tutte diverse e particolari, molte si sono perse nel tempo, e solo poche sono giunte fino a noi.

Delle pizziche originali oggi sono rimaste vive solo tre forme:

La pizzica tarantata o pizzica-pizzica
La pizzica de core
La pizzica scherma

 

La pizzica tarantata o pizzica-pizzica

I ballerini della pizzica
I ballerini della pizzica

La pizzica-pizzica, oggi erroneamente definita taranta, o confusamente accostata ad essa, è una delle musiche tradizionali del Salento accanto ai canti alla stisa, a para uce, agli stornelli e ai canti basati su vari ritmi binari. Era la tipica musica di divertimento (non solo di corteggiamento, anzi, il corteggiamento era marginale) che animava le feste patronali o stagionali, le feste private, eventi particolari della vita come matrimoni, battesimi, ecc. La sua peculiarità sta nel ritmo più ossessivo, in quanto le terzine vengono tutte accentuate. Nel repertorio tradizionale salentino con il ritmo della pizzica-pizzica si eseguivano canti d'amore, di lavoro, di protesta, di invettiva o dileggio, stornelli e rime varie, che potevano inventarsi anche sul momento. Tutto dipendeva dall'estro e dalla capacità d'improvvisazione degli esecutori.

Oggi è la parte più corposa delle musiche popolari salentine (alcuni gruppi hanno nel proprio repertorio solo le pizziche...), ma fino a pochi decenni fa aveva invece un ruolo marginale nel tessuto sociale salentino. Prevalenti, infatti, erano i canti senza l'ausilio di strumenti musicali (alla stisa, a para uce).

 

Origini storiche della pizzica-pizzica

Dioniso-Caravaggio
Dioniso-Caravaggio

E' difficile collocarla storicamente. Alcuni studiosi ritengono che la sua origine si possa ritrovare nei riti dionisiaci (feste dedicate al dio Dioniso, il dio protettore delle viti e della produzione agricola, e anche dio della cultura e del buon vivere, tanto che non gli mancava mai un buon bicchiere di vino in mano), che si svolgevano in Grecia e che furono poi importati in Salento con la colonizzazione avvenuta intorno all'VIII secolo a.C.

Tuttavia è impossibile datare l'origine della pizzica-pizzica, poiché già prima della colonizzazione greca il territorio salentino era abitato da civiltà molto progredite, i Messapi, che avevano loro usanze e, probabilmente, loro musiche. Inoltre la pizzica-pizzica può considerarsi una musica frutto della mescolanza culturale con numerosi altri popoli che hanno colonizzato il Salento. 

Le prime fonti sul ballo della pizzica-pizzica risalgono al 1700 e da quel momento abbiamo a disposizione diverse informazioni circa il suo ballo, sopravvissuto senza grandi sconvolgimenti stilistici fino agli anni '50 del secolo scorso.

 

Perché la pizzica-pizzica si chiama così?

Non abbiamo notizie certe sull'origine del termine, ma sappiamo che il termine compare per la prima volta nel volume "Memorie di Altamura" (1797), dell'Arcidiacono Luca Cagnazzi. Il volume descrive dettagliatamente la visita ufficiale in Puglia del Re Ferdinando IV di Borbone, il quale, giunto a Taranto, fu molto affascinato "specialmente dal ballo nazionale, che è una specie di tarantella chiamata pizzica pizzica".

Dunque la pizzica-pizzica è la tarantella del Salento.

La tarantella salentina, dunque, veniva chiamata pizzica-pizzica forse perché era l'esclamazione più utilizzata per identificare il morso del ragno. Dunque pizzica-pizzica e tarantella, in questo caso, sono sinonimi.

In altre parole la pizzica ha conservato una sua autonomia lessicale rispetto ad altre forme musicali, che assumono il termine “tarantella”, accompagnato dal territorio di riferimento. Ecco che abbiamo la tarantella napoletana, la tarantella siciliana, la tarantella calabrese, la tarantella del Gargano, la tarantella lucana, ecc.

 

I temi fondamentali nelle pizziche

Come tutti gli altri canti popolari, le pizziche-pizziche trattano i temi del lavoro, della protesta, del rimpianto, dell'invettiva, del dileggio, ma soprattutto dell'amore, o quantomeno dell'aspetto sessuale, ma sempre mitigato attraverso l'uso delle metafore.

 

Di seguito un esempio di stornelli.

quannu lu ceddhru pizzica la fica / la ucca se la sente zuccherata
Quando l'uccello pizzica il fico / la bocca se la sente zuccherata
E' chiara, in questo caso, l'allusione sessuale, fatta mediante l'uso della figura dell'animale e del frutto.

e passai de nu sciardinu e quasi quasi / ca iou quasi quasi me ne sciei tutt'osci.
E trovai na signorina e disse trasi / trasi giovane miu ca te riposi.
E me cunvitau le mile e le cirase / ca iou pe guardare lei mile nu bosi.
E giacché nu boi ne mile e ne cirase / apri lu piettu miu ca truei do rose.
passai dal giardino e quasi quasi / che quasi quasi me ne starei tutto il giorno.
Trovai una signorina che mi disse entra / entra, giovane mio e riposati.
Mi offrì mele e ciliegie / ma io per guardare lei non volli le mele.
E giacché non vuoi né mele né ciliegie / scopri il mio petto e troverai due rose.

Anche in questi stornelli è chiaro l'uso della metafora delle rose per indicare il seno della donna, come appare chiaro che l'uso di figure tratte dalla natura (il giardino, le mele, le ciliegie, le rose) attribuiscono al canto una forte carica espressiva.

Àzzate mamma e cunta le caddhrine / vidi ca mmanca lu meju capone
quiddhru ca porta le pinne turchine / lu capitanu de lu bbattajone
Alzati mamma e conta le galline / vedi che manca il miglior cappone
quello che ha le penne turchine / il capitano del battaglione

Anche in questo stornello, inserito in un contesto di canto d'amore/canto d'invettiva, l'uso della figura metaforica con l'animale serve, da un lato, a mitigare l'invettiva e, dall'altro, a raffigurare l'uomo amato (il cappone) che ruba alla madre della donna le galline. Dunque questo appare essere un canto di rimpianto, misto a sdegno per un amore non ricambiato, che va punito con la denuncia alla madre (alzati e conta le galline!).

 

La Ronda

La Ronda
La Ronda

La Ronda è un cerchio formato da suonatori, curiosi o ballerini in attesa del proprio turno, entro cui si svolge il ballo della pizzica-pizzica o della pizzica-scherma.

Oggi è molto facile assistere ad una ronda di suonatori, soprattutto nelle feste pubbliche, ma in contesti privati non sempre accade (o accadeva) che si formi una ronda. Tutto dipende dal numero dei partecipanti e dal tipo di evento.

Dal punto di vista prettamente funzionale la ronda assume un'importanza strategica. Il cerchio è utile per guardarsi a vicenda e individuare subito delle aritmie, per delimitare l'area di ballo nonché per cercare di dare un ordine ai suonatori e ai ballerini, altrimenti il percorso musicale diventerebbe confuso.

Dal punto di vista simbolico, il cerchio rappresenta la perfezione, la compiutezza, l’unione, nonché l'armonia che è un punto focale nella cultura popolare e nel suo simbolismo.

 

Come si balla la pizzica-pizzica?

Ballerini
Ballerini

La pizzica-pizzica è un ballo di coppia in cui i ballerini non si toccano mai. Si balla una coppia per volta, solitamente ma non necessariamente all'interno della ronda, in cui occorre molto spazio, ciò per favorirne l'esecuzione, poiché la coreografia del ballo della pizzica necessita di uno spazio adeguato.

In passato si poteva assistere sostanzialmente a due situazioni:
1) la donna iniziava a ballare e invitava l'uomo ad unirsi a lei nel ballo, poi, quando decideva lei, chiamava un altro ballerino, a suo piacere; secondo una regola non scritta l'invitato non poteva sottrarsi al ballo.
2) una coppia ballava nella ronda e quando un'altra coppia era pronta a ballare, chiamava il cambio. Questa seconda modalità è sopravvissuta fino ad oggi.

Non è però sopravvissuto il ballo tra uomini. Oggi, se è possibile vedere due donne ballare, è pressoché impossibile vedere due uomini ballare insieme, ciò perché è quasi del tutto unanime l'idea (tendenzialmente sbagliata) della pizzica come ballo di corteggiamento, mentre in passato questa era considerata un semplice ballo di divertimento, utile anche per corteggiare, certo, ma sostanzialmente di divertimento, per cui si poteva assistere al ballo tra due uomini, magari contendenti della stessa donna, o al ballo tra padre e figlio o figlia, tra parenti, amici, etc.

Durante il ballo le movenze della donna erano alquanto pudiche. Si limitava a tenere con le mani i lembi della gonna per facilitare il movimento e non inciampare, poiché ne aveva addosso più di una. Le braccia non arrivavano mai a superare l'altezza delle ascelle e i movimenti erano pacati. Tuttavia poteva accadere che le donne più smaliziate ballassero in modo più deciso, ponendosi anche come “conquistatrici” nei confronti dell'uomo, ma generalmente la donna aveva un ruolo meno esibitorio rispetto all'uomo.

L'uomo ballava con le braccia più alte rispetto alla donna, e in modo da “dominare” la scena del ballo, molto frequenti erano i battiti di mani tra le gambe e la posizione delle braccia a riposo sui fianchi o dietro la schiena.

Raramente accadeva che la donna o l'uomo eseguissero dei volteggi o la rotazione del corpo su se stesso, continui e frequenti (le cosiddette “giravolte”), cosa invece molto frequente oggi, ciò perché la pizzica-pizzica non era un ballo individuale, in cui l'esecutore doveva mostrare le proprie doti artistiche, ma un ballo in due, in cui un ruolo era funzionale all'altro.

 

Il fazzoletto si usa o no?

Fazzoletto pizzica
Fazzoletto pizzica

Per quanto riguarda il fazzoletto, va sfatato un mito. Il fazzoletto è un elemento simbolico del ballo molto utilizzato dalle donne come oggetto di conquista da trattenere o da dare all'uomo a seconda del tipo di rapporto tra i due, della volontà di farsi corteggiare o di lanciare qualche messaggio. Ma sono pochi gli anziani che ricordano l'uso di questo elemento durante il ballo. Insomma, almeno fino a 50 anni fa il fazzoletto non era un elemento del ballo ed era utilizzato di rado. Le poche testimonianze sopravvissute sull'uso del fazzoletto nel ballo della pizzica hanno permesso ai contemporanei di accostare il suo simbolismo a quello tutto ottocentesco del fazzoletto (o del cappello) come scusa, da parte delle donne, per lanciare segnali all'uomo sulla sua predisposizione ad essere corteggiata.

Dunque il fazzoletto è un elemento accessorio e il suo uso non è legato per forza alla conquista amorosa (né tantomeno sessuale).

 

Fasi del ballo della pizzica-pizzica

La prima fase consisteva in un giro intorno alla ronda, in senso orario da parte di un ballerino e antiorario da parte dell'altro.

Ciò stava a simboleggiare la delimitazione del perimetro di ballo e, al contempo, una rincorsa senza fine, come se la donna sfuggisse all'uomo, conscia del fatto che il giro contrario non avrebbe mai permesso all'uomo di prenderla alle spalle, di sorpresa. A volte il ballo iniziava con un giro su se stessi, tenendosi per mano. I due ballerini, in altre parole, eseguivano una rotazione in un cerchio immaginario più piccolo, tenendo un contatto con le mani, ma ciò avveniva solo se i due erano in un rapporto tale da poterlo fare (marito e moglie, padre e figlia, etc.).

 

Ballo pizzica
Ballo pizzica

La seconda fase consisteva nel ballo frontale, con passi ravvicinati e saltellati, come a simboleggiare lo schiacchiamento della taranta (il ragno simbolico che ha dato origine al ballo e alla musica), tanto che il passo saltellato avveniva sempre in avanti, quasi mai all'indietro. L'uomo, dilettandosi in virtuosismi, poteva compiere dei passi incrociati all'indietro, come in una sorta di dimostrazione di equilibrio e grazia nel ballo, mentre la donna quasi sempre si teneva in una posizione ferma, effettuando piccoli passi saltellati e tenendo le mani sopra la gonna, dunque con le ascelle ben abbassate, e facendo in modo di non entrare nello spazio di manovra dell'uomo e di tenersi ben distante dalle sue “incursioni”.

Conclusione del ballo: o l'uomo abbandonava, a favore di un altro, oppure entrambi i ballerini abbandonavano la ronda, per permettere ad un'altra coppia di entrarvi (la seconda opzione è sopravvissuta sino ad oggi).

 

Pizzica de core

Se nel ballo l'uomo aveva intenzione di avvicinarsi alla donna per poterla corteggiare, provava ad inseguirla da un lato, avvicinandosi sempre più e cercando un qualche contatto, provando, per esempio, a toccarle i fianchi, ma la donna, se proprio non voleva saperne, prontamente fuggiva dall'altro lato; l'uomo poteva a questo punto tornare sui suoi passi oppure provare una nuova incursione e, attraverso passi saltellati e volteggi, riusciva sempre a trovarsi di fronte alla donna, bloccandone la "fuga". Il continuo rincorrere la donna è tanto suggestivo e bello a vedersi da essere sopravvissuto fino ai giorni nostri, tanto che pian piano si è iniziato a parlare di ballo di corteggiamento o, per dirla con le parole di Giorgio di Lecce, di pizzica de core. Ma la pizzica-pizzica è semplicemente un ballo di divertimento. Però... per un uomo in cerca di fidanzata quale migliore occasione per avvicinare una donna altrimenti inavvicinabile?

 

La pizzica-scherma

La pizzica scherma
La pizzica scherma

La pizzica-scherma è un ballo tra due uomini in cui si mima un combattimento con i coltelli, retaggio, forse, di tradizioni dei popoli rom anticamente stanziati sul territorio salentino. Tutt'oggi sopravvive in determinati territori, tra cui Torrepaduli (frazione di Ruffano) e Parabita, dove antiche famiglie rom ne tramandano la conoscenza.

Non si conosce l'origine di questo tipo di danza. Alcuni sostengono sia nata nel medioevo, altri ritengono sia più recente. Non è nemmeno dato sapere se in origine ci fosse effettivamente una lotta con i coltelli. La leggenda vuole che i capi delle tribù rom si sfidassero con queste armi per determinare chi fosse il più audace e coraggioso capo della comunità, ma appare improbabile che vi fosse l'uso del coltello, sicuramente contrario all'ordine pubblico e decisamente poco tollerabile, anche se in contesti contadini. Tuttavia nulla è da escludere, nemmeno che fosse un'usanza in voga, poi vietata dalle autorità e quindi protrattasi clandestinamente, fino a sopravvivere sotto forma di ballo a mò di pizzica-pizzica.

Del resto le usanze rom, nel corso del tempo, si sono mischiate con i ritmi e i moduli cinetici della pizzica salentina, tanto da influenzarsi a vicenda.

E non è un caso che Torrepaduli e Parabita (ma anche altri centri) siano paesi in cui la scherma si è conservata fino ad ora, in quanto qui vi erano e vi sono tutt'ora comunità di origine rom molto radicate nel territorio e molto legate alla propria cultura.

Tuttavia, coltello o no, oggi è sopravvissuta una forte gestualità, in cui le dita indice e medio sostituiscono simbolicamente il coltello.

Oggi è possibile assistere a balli della pizzica-scherma (e non danza delle spade, che è tutt'altra cosa) prevalentemente nell'occasione della festa di San Rocco a Torrepaduli, nella notte tra il 15 e il 16 agosto, dove si possono incontrare ballerini che sono stati in grado di portare avanti una tradizione coreutica in buona parte mutuata dal passato, quindi abbastanza rispondente ai canoni tradizionali. In altre occasioni “non ufficiali” si può assistere al ballo della scherma, ma tuttavia per vedere tutti i veri ballerini di quest'arte antica, occorre recarsi a Torrepaduli dove, ve lo assicuro, verrete catapultati in una realtà che non avreste mai immaginato di vivere: vi sembrerà di entrare in un grande palcoscenico, all'ombra del Santuario di San Rocco, e di vivere da fruitori ed esecutori il ripetersi di una tradizione viva, a tratti ancora genuina, in cui spontaneamente le ronde si fanno e si disfanno, i suonatori entrano ed escono, il tutto nella continuità del ballo e dei suoni, da quando terminano i fuochi d'artificio, intorno alle 23:30 fino alla prima messa mattutina, intorno alle 07:00 di mattina. Otto ore di balli e suoni ininterrotti. Otto ore di vera e propria tradizione viva. 

 

Ballo fra due uomini
Ballo fra due uomini

 

In realtà non esiste una tecnica precisa per ballare la scherma. Oggi ne sono sopravvissute alcune, di sicura rispondenza con le tecniche del passato, anche se va osservato che numerosi stili sono scomparsi o comunque caduti in desuetudine.

Tuttavia la qualità di esecuzione resta comunque alta nonostante gli stili si siano impoveriti (complice anche la massiccia emigrazione).

Il ballo segue regole precise ed imprescindibili: studio dell'avversario, provocazione, attacco, difesa, finte e colpi proibiti. Un'altra regola vuole che non si volti mai la schiena all'avversario e che occorre mantenere le distanze, onde non ricevere un colpo mortale, ecco perché vedrete brevi incursioni e rapidi allontanamenti. Si perché il ballo si conclude in due casi: o per un colpo al cuore, in cui l'avversario colpito simbolicamente muore sul colpo e quindi viene sostituito da un altro, oppure per una serie di colpi che – giocoforza – impediscono all'avversario colpito di continuare a combattere.

Il ritmo su cui ballano gli schermitori non è quello della pizzica-pizzica, ma un ritmo molto più lento e costante, su cui s'innestano tempi e controtempi che dipendono dalle fasi del combattimento. Tuttavia ultimamente si registra un impoverimento anche su questo fronte: pochi sono i suonatori che conoscono perfettamente i ritmi della pizzica-scherma, tanto che è difficile trovare anche solo dei suonatori che sappiano reggere il ritmo per lungo tempo.

Ma per fortuna la festa di San Rocco a Torrepaduli è talmente sentita dai suonatori tradizionali, da trovarli praticamente tutti: ecco che si può assistere a ronde formate da suonatori professionisti e tanti appassionati, cosa riscontrabile raramente in altre occasioni pubbliche. 


Fonte: laputea.com