Storia e Cultura

Mappa antica
Mappa antica

Preistoria

Grotta Porcinara o Portinaia vicino S. Maria di Leuca
Grotta Porcinara o Portinaia vicino S. Maria di Leuca

Alla preistoria appartengono le tante grotte e ripari sottoroccia che caratterizzano la costa e l'entroterra. Molte di queste cavità hanno restituito manufatti interessanti (prodotti in selce e in altro materiale, ossa animali ed umane, incisioni, pitture, arte mobiliare), alcune sono state utilizzate, in epoche che vanno dalla protostoria all'alto Medioevo, quali luoghi cultuali "destinati ad ospitare attestazioni di riconoscenza" a divinità dell'acqua da parte di naviganti provenienti dalla vicina Grecia o dalle coste mediterranee: grotta della Poesia (Posia = bevuta) presso Rocavecchia, grotta Porcinara o Portinaia vicino S. Maria di Leuca.

 

Grotta della Zinzulusa
Grotta della Zinzulusa

Tra le più conosciute sono da menzionare: grotta Romanelli, tra Castro e Santa Cesarea Terme con i primi resti paleolitici; grotta della Zinzulusa presso Castro (zinzuli, in dialetto: pezze appese; interessante per le sue concrezioni stalagmitiche e stalattitiche); grotta di Enea o dei Cervi presso Porto Badisco dell'eneolitico, 5000 circa a.C. (con numerosissime pitture); grotta delle Veneri presso Parabita che ha restituito due statuette muliebri del Paleolitico superiore, 15000 anni fa.

L'unica visitabile è la Zinzulusa, molte altre si possono ammirare percorrendo due itinerari marini: il primo partendo da Otranto (che segna la demarcazione tra mare Adriatico e mare Ionio) per le grotte a ponente di S. Maria di Leuca, il secondo iniziando da quest'ultima per giungere a torre Vado ed apprezzare quelle a levante. E' uno spettacolo suggestivo intervallato da bagni in acque limpide quasi piscine coperte.

 

 

Protostoria

Età del bronzo

A questo periodo risalgono i numerosi dolmen, i menhir e le specchie.

 

Dolmen Mosso di Bisceglie
Dolmen Mosso di Bisceglie

I Dolmen (dal bretone dol=tavola e men=pietra) sono costruzioni megalitiche a struttura trilitica la cui funzione è prettamente funeraria. Quelli salentini, a differenza di quelli più evoluti che si trovano nella zona del barese (conosciuto è il dolmen Mosso di Bisceglie), sono di dimensioni più piccole e non presentano il dromos (un corridoio d'accesso).

 

Menhir o pietrefitte
Menhir o pietrefitte

I Menhir, o pietrefitte (dal bretone men=pietra e hir=lungo) sono dei monoliti squadrati, infissi nel terreno.

 

Nell'Ottocento ne furono classificati 96. Il monolito è sicuramente legato al concetto di palo sacro, di elemento di unione tra i tre livelli cosmici: il mondo sotterraneo, la Terra, il Cielo.

 

Specchia a Villa Castelli (BR)
Specchia a Villa Castelli (BR)

Le Specchie (parola del dialetto locale, dal latino specula=luogo rialzato, posto di guardia) sono cumuli di pietre, a sviluppo troncoconico alti fino a dieci metri, che sorgono sul culmine di colline ed in prossimità del mare. Nell'Ottocento ne erano state citate 111, molte di esse sono scomparse perché smantellate. Sono di due tipi: le piccole specchie che sono anche nella zona dell'antica Japigia (provincia di Brindisi), e le grandi specchie che si trovano soltanto nel Salento. Le prime avevano una funzione quasi certamente funeraria perché all'interno contenevano un dolmen con apertura orientata ad Est e un piccolo dromos; delle seconde la funzione non è ben chiara.

 

 

I Dolmen nel Salento

Melendugno: in aperta campagna sono il dolmen Placa e il dolmen Gurgulante, a breve distanza tra loro.

(sotto, in galleria, le foto dettagliate)

 

 

Giurdignano: sparsi nella campagna circostante sono presenti sei dolmen, tra i più interessanti del Salento (il settimo, dolmen Peschio, è stato abbattuto): Stabile, Quattromacine, Chiancuse, Orfine, Sferracavalli, Grassi, Cauda; e quattro menhir: Madonna di Costantinopoli, della Fusa, di S.Vincenzo, di S.Paolo, di S.Nicola (il monolito è su di un piccolo ipogeo con l'immagine di S.Nicola). Appellare con nomi di santi e Madonne tali strutture rivela il desiderio della Chiesa di cristianizzare elementi di chiara origine pagana.

(sotto, in galleria, le foto dettagliate)

 


Minervino: nella campagna vi è il dolmen Scusi caratterizzato dalla presenza di un solco lungo il perimetro della lastra di copertura che farebbe ipotizzare l'uso di riti sacrificali.

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Età del ferro, la civiltà messapica

Gli antichi abitanti della Puglia sono chiamati Apuli o Iapigi e comprendono: i Dauni nella provincia di Foggia, i Peucezi nella provincia di Bari, i Messapi in quella di Lecce.

 

Vaso a Trozzella
Vaso a Trozzella

La Messapia (=terra tra due mari) avendo facilitate le comunicazioni, per la sua posizione aperta sia ad est che ad ovest e per la natura pianeggiante del terreno, può raggiungere un livello culturale più evoluto. Stretti sono i rapporti con Atene e fittissime rimangono le relazioni commerciali con la vicina Taranto greca, anche se intervallate da lotte egomoniche. I centri abitati messapici si caratterizzano per più cinte murarie difensive, la cultura materiale vede l'apparire di vasi a Trozzella (con le anse di forma del tutto autonoma). Verso il sec. IV a.C. le componenti culturali greche tarantine diventano l'elemento unificante delle popolazioni attive nella Puglia.

 

 

 

(sopra, in galleria, le foto dettagliate)

Vaste messapica: resti delle mura megalitiche sono ben visibili percorrendo la strada Maglie-Poggiardo-Castro.

Vitigliano: Cisternale, sulla strada Vitigliano-Santa Cesarea Terme, quasi certamente si tratta di una vasta cisterna a somiglianza di quelle esistenti in Sicilia.

Patù: Centopietre, alla periferia del paese, è una costruzione megalitica realizzata in epoca medievale con pietre della distrutta città messapica di Veretum, all'interno sono tracce di affreschi bizantini.

Lecce: Ipogeo di palazzo Palmieri, IV sec. a.C., è costituito da una scalinata con bassorilievi (una battaglia tra cavalieri e fanti da un lato, dall'altro un fregio a viticci) che conduce ad un vano quadrato nel quale si aprono tre celle (per la visita bisogna chiedere il permesso ai proprietari).

Rocavecchia: presso Roca, sulla costa Adriatica salentina è stato individuato un abitato con circuito difensivo del IV-III sec. a.C. e con un complesso di cavità carsiche tra le quali è la Grotta della Poesia riconosciuta quale luogo cultuale; tale complesso era anticamente accessibile dalla costa trovandosi a quote più elevate rispetto all'attuale.

 

 

 

Dominazione Romana

Avviene nel III secolo a.C. con la sottomissione definitiva delle popolazioni indigene, gli Iapigi. Taranto greca perde importanza a vantaggio di Brindisi e dei centri della costa adriatica, potenziati per essere utilizzati come base per la politica militare romana verso i regni greci orientali. Nel II e I sec. a.C. il territorio viene riorganizzato mediante la centuriazione ed indirizzato alla produzione di vino ed olio. Verso il I sec. a.C. si verifica l'abbandono di tali colture a vantaggio di quella dei cereali e migliora il sistema viario, già strutturato nel periodo messapico. Ai culti locali si aggiungono quelli di Serapide, Iside, Cibele e di Nemesi (in Italia si trova raramente, è attestato in Egitto e Siria, richiede pratiche propiziatorie e rituali magici).

 

 

 

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Lecce: in piazza S. Oronzo s'innalza una colonna terminale della via Appia (donata dai brindisini nel 1656) sulla cui sommità è la statua di S. Oronzo patrono della città; accanto è l'Anfiteatro scoperto verso la fine dell'Ottocento, la piccola parte che è in evidenza ne rivela la grandezza, poteva contenere 20.000 spettatori. Nei pressi della chiesa di S. Chiara è il piccolo teatro, in parte scavato nella roccia. Ambedue gli edifici hanno restituito numerose statue e rilievi che sono custoditi nel Museo Provinciale della città.

Ugento: in aperta campagna sulla strada Ugento-Casarano, è un colombario, interamente scavato nel blocco tufaceo, si tratta di un cimitero con nicchie lungo le pareti per contenere urne cinerarie.

Otranto: nel centro del paese, in via Garibaldi 41, sono due arae marmoree del II sec. d. C., con iscrizioni latine dedicate a L. Aurelio Vero ed a M. Aurelio Antonino, riutilizzate come plinti per il portale di palazzo Arcella.

 

 

 

Medioevo

La regione è stata a lungo dominio bizantino, poi normanno, svevo ed angioino.

 

 

Periodo bizantino

Monaci basiliani e varie famiglie si insediano nel Salento, come anche in Calabria, in tre ondate: nel VII secolo quando Siria, Palestina ed Egitto sono invase da persiani ed arabi; tra il 726 ed l'843 dalla vicina Cappadocia e dalla Grecia a causa delle lotte iconoclaste, è la più importante con 3000 famiglie; la terza maggiormente monastica nei secoli X e XI dalla Sicilia quando quest'ultima è terra di conquista degli arabi. Il dominio termina nel 1071 con la conquista normanna.

Nel meridione d'Italia esistono due aree grecofone, in Calabria e nel Salento, fenomeno dovuto alla lunga dominazione bizantina. In provincia di Lecce di quell'area molto più vasta (nel Cinquecento l'uso della lingua greca si estendeva fino ad Otranto comprendendo Gallipoli e Nardò), la Grecìa, esistono ancora sette paesi dove si parla un dialetto ellenico, il Griko, affine alla lingua che si parlava in Grecia prima dell'invasione turca: Calimera, Martano, Sternatia, Castrignano, Corigliano, Martignano e Zollino.

Con i bizantini si ha il fenomeno rupestre delle chiese-cripte, luoghi cultuali originariamente di rito greco sparsi per tutto il territorio, e dei villaggi rupestri in prevalenza nel versante ionico della penisola.

 

 

 

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Giurdignano: cripta di S. Salvatore, divisa in nove campate, con iconostasi che nasconde il pastophorion (tre piccole absidi quella a sinistra per la conservazione della Specie – prothesis, quella a destra come deposito di arredi sacri e la vestizione del clero – diakonicon), è la più significativa per l'architettura (si tratta sempre di architettura ipogea per sottrazione e non per elevazione) e la trattazione del soffitto.

Carpignano Salentino: cripta di SS. Marina e Cristina (al centro del paese, chiedere del custode per visitarla), con due ingressi, importante è la decorazione parietale risalente ai sec. X e XI e l'affresco più antico della zona, il Gruppo di Teofilato (Annunciazione con Cristo al centro) eseguito da Teofilato nel 959.

Sternatia: nell'abitato è la cripta di S. Sebastiano con tracce di affreschi.

Otranto: nella valle delle Memorie, oltre all'esempio di un villaggio rupestre abitato da una comunità rurale che quasi certamente dipendeva dalla vicina abbazia di S. Nicola di Casole, si trova l'ipogeo di Torre Pinta: a croce latina con un lungo dromos di m. 33 terminante in un ambiente cruciforme a tre absidi. La cupola centrale crollata è sormontata da una colombaia, a servizio della vicina masseria, di epoca successiva (sec XVIII). Il dromos è caratterizzato da piccole nicchie erroneamente identificate per sepolture. Il complesso dovrebbe essere situabile all'epoca romana o pre-medievale.

Vaste: cripta dei SS. Stefani, fuori del paese nelle adiacenze dell'antico tracciato delle mura messapiche, a tre navate con affreschi risalenti ad epoche differenti, dall'XI al XVI secolo.

Poggiardo: cripta di S. Maria degli angeli il cui ciclo di affreschi, risalente al sec. XII, è stato staccato e trasferito, in un ambiente ipogeo, nella villa comunale ricreandone artificialmente l'invaso spaziale.

Otranto: la chiesetta bizantina di S. Pietro, fine sec. IX e inizi del sec. X. La struttura architettonica è a pianta centrale con cupola, affine alle chiese calabresi di S. Marco a Rossano Calabro ed alla Cattolica di Stilo. L'interno è affrescato, nella volta a botte dell'abside sinistra è raffigurata la Lavanda dei piedi tratta dal Codice purpureo di Rossano Calabro.

Zollino: Pozzelle, nella periferia del paese in una depressione alberata, sono cisterne scavate nella viva roccia, a forma di campana rovesciata, dove si raccoglieva l'acqua piovana, sono chiamate anche pozzi dei laghi (lago era nominata la depressione carsica, la dolina), di proprietà di una singola famiglia o dell'Università (l'odierno Comune) che le concedeva in uso alle famiglie più povere. Tali raggruppamenti, caratteristici della zona della Grecìa, si trovano anche a Soleto, Castrignano, Corigliano, Martignano.

 

 

 

Dominazione dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini: Romanico e Gotico

Il dominio bizantino durato cinquecento anni, dopo alterne vicende di conquista e riconquista di territori, si può definire concluso nel 1071 con la presa di Bari da parte del normanno Roberto Altavilla, già proclamato Duca di Calabria e di Puglia, col consenso dell'imperatore di Germania Enrico IV, da papa Nicolò II nel Concilio di Melfi del 1059.

Con la presenza normanna si verifica un processo di latinizzazione del monachesimo cenobitico di rito greco, vengono eretti monasteri sia ortodossi che cattolici con grandi proprietà terriere (grancie) dono delle famiglie ricche. Il territorio viene diviso in tre Contee autonome: Lecce, Nardò, Soleto, a loro volta divise in Feudi che dipendono giuridicamente dalle prime ma autonomi finanziariamente.

Guglielmo II Altavilla dona la contea di Lecce al cugino Tancredi però nomina sua erede Costanza, sorella di suo padre Guglielmo I detto il Malo, che, andata sposa a Enrico VI di Svevia della casa tedesca degli Hohenstaufen, nel 1184 conduce questa dinastia nel Salento.

Da Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, e Costanza d'Altavilla nasce Federico II di Svevia. Con lui il territorio vive il periodo più favorevole della sua storia, fioriscono l'agricoltura, il commercio e le arti. Morto Federico II, il figlio Manfredi diviene reggente della Sicilia per il fratello Corrado IV e si fa incoronare re della Sicilia e Puglia nel 1258. Contro di lui interviene il papa che chiede aiuto al francese Carlo d'Angiò. La battaglia si conclude a Benevento con la morte di Manfredi nel 1266, con lui termina il casato di Svevia (alla cultura romanica si affianca quella gotica).

Contemporaneamente il barone Corrado Capece di Corsano complotta contro la vita del re francese capeggiando la Congiura dei baroni che si conclude con il Capece giustiziato a Napoli nel 1269 e l'uccisione di tutti gli altri congiurati. Re Carlo d'Angiò affida al suo capitano Ugo di Brienne, nel 1271 la contea di Lecce. Feudi vengono dati a baroni francesi. Inizia il dominio angioino caratterizzato dalla presenza di numerose famiglie quali i Brienne, i del Balzo e i d'Enghien. Con gli angioini inizia il declino che si accentuerà con gli aragonesi.

 

 

 

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Casaranello: chiesa paleocristiana di S. Maria della Croce alla periferia del paese di Casarano, rifatta in parte nel sec. XIII-XIV (gli affreschi della navata appartengono a questo periodo). I mosaici della volta sono del sec. V, rimangono per ora un unicum per l'iconografia ed il cromatismo.

Surbo: chiesetta romanica, sec. XI, di S. Maria d'Aurio, in aperta campagna (a 3 Km da Lecce sulla via Adriatica, 1 Km da Surbo sulla via Surbo-torre Chianca). Il toponimo D'Aurìo deriverebbe dal greco layrìon=piccolo cenobio (Laure erano chiamate le cripte ipogee bizantine). Originariamente l'edificio apparteneva ad un insediamento rurale privo di mura (detto casale), lo conferma la vicina torre difensiva.

S. Maria a Cerrate: sulla strada Squinzano-Torre Rinalda. E' una chiesa benedettina dell'inizio del sec. XII e successivamente rimaneggiata. L'interno a tre navate è arricchito da più strati di affreschi di vari periodi (da notare sul fianco destro frammenti pittorici probabilmente del Duecento che risultano dalla ricostruzione del muro avvenuta in epoca precedente alla stesura degli affreschi rinascimentali). Sul fianco sinistro è un loggiato del sec. XIII con capitelli figurati influenzati dall'arte franco-borgognona. Tutt'attorno sono fabbricati di vario uso, a sinistra della chiesa è un pozzo del 1585 ed un ipogeo adibito a frantoio. Interessante è l'attiguo museo delle arti popolari (ex frantoio) dove sono conservati anche gli affreschi staccati dello strato superiore.

Lecce: SS. Niccolò e Cataldo, la chiesa è all'interno del cimitero della città. Fondata da Tancredi Altavilla conte di Lecce nel 1180 conserva originario il portale ed il rosone, il resto della facciata è stato modificato nel 1716. All'interno la decorazione pittorica è del 1616 tranne un S. Nicolò accanto alla porta d'entrata che è medievale. L'attiguo convento è del Cinquecento, il pozzo del chiostro è barocco. Torre di Belloloco, nei pressi del cimitero, costruita tra la fine del sec. XIII e gli inizi del sec. XIV, conserva all'interno un piccolo oratorio affrescato con le storie della Maddalena di epoca successiva, tra il 1370 e il 1385 .

Otranto: Cattedrale, nella città vecchia, consacrata nel 1088 e ricostruita dopo l'assalto turco del 1480; presenta facciata a frontone con portale barocco (Ambrogio Martinelli 1674) e rosone coevo del portale laterale (sec. XV). L'interno è a pianta basilicale a tre navate con colonne ornate da capitelli della metà del sec. XII; il soffitto a cassettone è del 1693; la parte più notevole è il grandioso pavimento musivo eseguito (1163-1165) dal monaco basiliano Pantaleone durante il regno di Guglielmo il Malo. Il grande libro musivo lo si legge iniziando dal presbiterio: l'albero della navata centrale rappresenta la gnosi, il percorso della conoscenza che deve terminare presso la soglia della Chiesa Ufficiale.

Galatina: chiesa di S. Caterina di Alessandria, 1383-1391 gotica con repertorio romanico, si trova all'interno delle mura cittadine. E' a cinque navate, anche se due di esse sono più che altro degli stretti corridoi; sul fronte è un bellissimo portale centrale con leoni stilofori che nei rilievi riprende motivi della chiesa leccese di SS. Niccolò e Cataldo. L'interno è ricoperto dal più vasto ciclo pittorico di affreschi del primissimo Quattrocento meridionale (da notare le storie dell'Apocalisse nella prima campata della navata centrale con la rappresentazione della Morte a cavallo di chiara scuola siciliana), nell'abside, sulla sinistra è il sepolcro di Raimondello Orsini ed in fondo quella del figlio Giovanni Antonio Orsini del Balzo.

Soleto: Guglia, il campanile della cattedrale, costruita nel 1397 da un anonimo Maestro della Guglia, alta 45 metri è ricca di archetti trilobati, bifore, mensole, teste, animali, motivi floreali, è tra "i più splendidi capolavori gotici d'Italia". Sempre all'interno delle mura è la piccola cappella romanica di S. Stefano dalla semplice facciata con l'interno completamente ricoperto da affreschi bizantini, nella piccola abside dell'altare è interessante la figura di Cristo adolescente circondato da quattro vescovi sorreggenti cartigli che riportano "l'inizio delle preghiere sacerdotali della Divina Liturgia o Messa bizantina".

 

 

 

Il Rinascimento

Dominio Aragonese

Morto Giovanni Antonio Orsini del Balzo, che viaggiava da Salerno a Taranto sempre nei suoi domini, nel 1463, i suoi possedimenti passano al Re di Napoli Ferdinando I d'Aragona per aver sposato sua nipote Isabella Chiaromonte. Inizia il dominio aragonese.

La decadenza politico-culturale ed economica si rafforza, il commercio marittimo passa nelle mani dei veneziani che creano colonie con amministrazioni proprie, le città costiere vivono l'incubo delle scorrerie turche e vengono abbandonate a se stesse, si diffondono malaria e peste, si allarga la piaga del latifondismo che durerà fino all'avvento borbonico.

Sospettando una invasione turca, Ferdinando I migliora il sistema difensivo. Nel 1480 la flotta di Maometto II è davanti ad Otranto che viene presa, molti cittadini sono trucidati (gli 800 martiri); è uno degli episodi più tragici del secolo e avrà grande risonanza in tutte le città cristiane dell'intera Europa.

Nel 1481 il figlio di Ferdinando I, il duca di Calabria Alfonso d'Aragona riesce a riconquistare la città (con il duca è giunto anche il grande architetto senese Francesco di Giorgio Martini). Nel 1483 Ferdinando I promulga la Magna Charta con la quale dà piena libertà ai servi della gleba e statuisce l'investitura del feudo quoad iurisdictionem e non quod dominum.

Il decennio 1496-1506 è un periodo di intenso fervore fortificatorio.

Nel 1516, alla morte del nonno Ferdinando I, gli succede il nipote Carlo col nome di Carlo V, egli migliora ancora di più la difesa della regione organizzando una catena difensiva: potenzia le torri costiere (ne esistevano ben 366), ristruttura castelli (quasi ogni paese ne possiede uno), fortifica le varie masserie sparse nel territorio. Carlo V nel 1554 abdica a favore del figlio Filippo II che regna senza allontanansi da el Escorial (a NW di Madrid) il suo palazzo-chiesa-tomba, fino al 1598.

 

 

 

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Acaya: frazione di Vernole, esempio di città-ideale fortificata realizzata dall'architetto Gian Giacomo dell'Acaya (di sangue francese, de la Haya, Caya o dell'Acaya). Originariamente il luogo era chiamato Segine, nel 1535-36, al termine della ricostruzione dal suo ideatore è nominato Acaya. L'antico castello viene munito di nuovi sistemi difensivi, l'impianto urbanistico della cittadina si sviluppa su due assi perpendicolari che si intersecano nello spazio della chiesa. Nel 1564 si edifica un convento francescano del quale rimangono soltanto pochi ruderi.

Nardò: S. Domenico, sul lato di piazza Salandra. Costruita dal Tarantino nel 1580, la parte più significativa è la facciata con motivi decorativi estrapolati da epoche e contesti differenti. Nella piazza il Sedile di impianto rinascimentale con inserti della seconda metà del sec. XVII. Al centro della piazza l'Osanna barocco S. Antonio di Padova, nella sacrestia il cenotafio dei duchi Acquaviva, 1545, con grifoni e figurazioni femminili tratte dall'Iconologia di Cesare Ripa: la Giustizia e la Generosità.

Gallipoli: fontana detta Greca, il prospetto a tramontana è stato rimaneggiato nel 1765, quello a scirocco, del sec. XVI, racconta tre episodi di metamorfosi narrati da Ovidio e da Ausonio: quello di Dirce, di Salace e di Biblide.

Lecce: Ninfeo, 1560 circa, nel convento dei frati di Fulgenzio, apparteneva alla cinquecentesca villa suburbana di Fulgenzio della Monica. E' un ambiente ipogeo che si ispira ad opere allegoriche della fine del Quattrocento (anche nella villa del fratello Giovan Camillo vi era un ninfeo del quale si sono perdute le tracce, ciò che rimane della villa è stato trasformato in un elegante ristorante).

Lecce: Ninfeo delle fate, nella masseria Tagliatella (sul retro della stazione ferroviaria, non fruibile e in attesa di restauro), ben conservato nonostante l'abbandono è un ambiente rettangolare, con nicchie nella quali sono figure femminili (le fate), che immette in un vano circolare con vasca.

Lecce: Palazzo Loffredo-Adorni, via Umberto I. Datato 1568, opera di Gabriele Riccardi (come l'ordine inferiore e l'interno della chiesa di S. Croce posta quasi di fronte), l'esterno è bugnato, l'atrio è incrostato da bugne a punta di diamante.

Lecce: Palazzo dello Spirito Santo, vicino porta Rudiae, era un antico ospedale, costruito dal barone Gian Giacomo dell'Acaya verso il 1568, parte del prospetto è bugnato.


Lecce: Torre del Parco, via Don Minzioni (proprietà privata), costruita verso la metà del Quattrocento è interamente circondata da un fossato, fu sede della Zecca di Ferdinando I d'Aragona che coniò le Sirene, le Armelline d'argento ed i Cavalli di rame.

Lecce: Porta Napoli, una delle quattro porte della città fortificata, era dedicata a S. Giusto, le altre sono porta S. Biagio, porta S. Oronzo o Porta Rudiae (barocche) e la distrutta porta S. Martino (eretta nei pressi dell'attuale villa comunale). La porta, nel 1548, è stata trasformata in Arco di Trionfo in onore di Carlo V su disegno di Gian Giacomo dell'Acaya.

Lecce: il Castello, 1539 su progetto di Gian Giacomo dell'Acaya, della precedente costruzione trecentesca rimane l'attuale torre mastra.

Lecce: chiesetta di S. Marco e Sedile, in piazza S. Oronzo: la chiesetta è del 1543 e testimonia i rapporti con la Serenissima; del 1588-92 è il Sedile, sede dell'amministrazione civile del tempo, edificato da mastro Alessandro Saponaro.

 

 

 

Dal Seicento all'Unità d'Italia

Con Filippo III il territorio, come tutto il Regno di Napoli, è governato in massima parte da Viceré. Alla sua morte succede Filippo IV d'Asburgo nel 1621. La rivoluzione di Masaniello del 1647 ha una breve durata nel Salento perché le autorità la reprimono drasticamente. Nel 1675 regna Carlo II d'Asburgo e dopo di lui, nel 1700, Filippo V, duca d'Angiò e nipote di Luigi XIV, con il quale inizia la dinastia dei Borboni di Spagna. Dalla battaglia di Lepanto, 1571, le incursioni turche erano andate diminuendo permettendo, verso la metà del Settecento, un ritorno alla vita in campagna con la realizzazione di eleganti dimore campestri e con la trasformazione di castelli in sontuosi palazzi.

Con la dinastia borbonica inizia un periodo di timide riforme, penetra la cultura illuministica anche se osteggiata dalla formazione delle classi popolari che, nel breve periodo della Repubblica Partenopea, 1805-1815, determinano il concretizzarsi di insurrezioni sanfediste contro i comuni conquistati dai patrioti. La repressione borbonica soffoca qualsiasi aspirazione individuale, le sommosse antiborboniche e la partecipazione di gruppi pugliesi all'impresa garibaldina testimoniano il lento risveglio della popolazione che, con il plebiscito del 1860, esprime la volontà quasi unanime di unirsi all'Italia. Un censimento del 1861 rivela che il 90% dei salentini è analfabeta.

 

 

 

Il Barocco salentino

"Affollata di conventi e di monasteri che bisbigliavano giaculatorie, la 'città santa' di Lecce pullulava, nei secoli dell'età barocca, di chiese e di cappelle ed era popolata, dentro e fuori le mura, da un clero pletorico, le cui tonache svolazzanti erano ad un tempo la veste e l'insegna di una pietà religiosa in gran parte codificata da norme devozionali", così definisce Lecce alla fine del Seicento il Pacichelli nel suo Regno di Napoli in prospettiva, opera uscita postuma nel 1703. E di chiese e di conventi è ricco nel Sei-Settecento tutto il territorio caratterizzato da quel gusto particolare definito barocco leccese che forse sarebbe meglio definire salentino. La differenza con il barocco nazionale romano è nella duttilità del materiale e nella particolarità della cultura, somma di varie dominazioni e di scambi commerciali: miti, religione, magia sono il nutrimento di un animismo seicentesco che in ogni aspetto del mondo vede vibrare la vita. È un cosmo vivente e pensante percorso da un panpsichismo che spesso oscilla tra Kabbala e mistica. Nella poesia delle cose l'uomo s'immerge, con esse vive, freme, respira empaticamente penetrandone l'anima, sapendo che la cosa "è ben più di ciò che il suo aspetto esteriore rivela ai nostri occhi".

 

 

 

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Lecce: basilica di S. Croce con l'attiguo palazzo dei Celestini, la sua realizzazione va dalla metà del Cinquecento con Gabriele Riccardi, fino alla metà del Seicento con Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna; S. Angelo o S. Maria di Costantinopoli, chiesa agostiniana opera di Giuseppe Zimbalo del 1663; S.Maria degli Angeli o S. Francesco, edificata già nel 1500 (facciata con il portale, gli archetti pensili, la decorazione del fianco, alcuni elementi interni) e rimaneggiata nel 1700; chiesa del Rosario o S. Giovanni Battista (interessanti sono alcuni altari interni con plinti zoomorfi, su due basamenti ai lati della facciata sono figure mostruose desunte dalla visione del profeta Ezechiele); S. Chiara (interessante per il trionfo figurativo degli altari interni con bellissimi putti che giocano e danzano ridenti con uccelli ed animali); palazzo del Seminario iniziato del 1694 da Giuseppe Cino, nel chiostro è il magnifico pozzo. Ogni chiesa merita una visita e tutta la città è da osservare con il naso all'insù per ammirare le mensole figurate dei balconi, le colonne angolari, le decorazioni.

Melpignano: chiesa agostiniana del Carmine, è tra le più significative costruzioni barocche, eretta su disegno di Giuseppe Zimbalo, gli altari interni sono arricchiti da rilievi realizzati da maestranze locali di grande abilità (l'altare maggiore e l'altare di S. Nicolò da Tolentino sono opera autografa di Placido Boffelli, quello del Crocefisso è attribuibile per l'uguale maniera di tratteggiare i bellissimi leoni umanizzati, di altro esecutore è l'altare di S. Agostino).

Galatina: S. Caterina Novella o S. Biagio, l'iniziale costruzione risale al 1507 ma tutto il complesso è da riferirsi al 1600. Con la soppressione dell'ordine degli Olivetani l'edificio, spogliato di tutti gli arredi è mutato in distilleria e polveriera. Il restauro gli ha ridato una parte dell'antico splendore, la nudità delle pareti interrotta da eleganti decorazioni emana un fascino particolare.

 


Ogni centro salentino è ricco di architetture degne di nota.